Maria grazia gentile - Fisioterapista - Studio Riabilitazione
Il Pollice
- RIZOARTROSI DEL POLLICE - Per alcuni, persino girare la chiave in una serratura, aprire il rubinetto dell’acqua, alzare un piatto o prendere un libro da leggere può diventare un’impresa. Sono le persone colpite da rizoartrosi, cioè l’artrosi dell’articolazione che unisce la base del pollice alla mano, una patologia molto diffusa, ma poco conosciuta. Spesso chi soffre con l’ artrosi al pollice si rassegna a sopportare il dolore, sperando che passi da solo, come tanti altri dolori articolari che vanno e vengono. Soltanto quando il dolore diventa continuo e insopportabile, chiediamo il parere dello specialista. Per fortuna non occorre l’intervento chirurgico, curare l’artrosi al pollice (rizoartrosi) nella maggior parte dei casi è possibile, basta seguire alcune precauzioni per non andare incontro a eventuali ricadute.? ?Poiché l’articolazione alla base del pollice, come tutte le altre della mano, ha una grande possibilità di movimento, essa è sottoposta a continue sollecitazioni e può andare incontro con facilità ad una notevole usura. Nella maggior parte dei casi, le cause dell’artrosi al pollice (rizoartrosi) sono da attribuire a traumi oppure ad alcuni gesti ripetuti a lungo nel tempo che creano microtraumi. Inoltre, un movimento sbagliato del pollice o una pressione eccessiva su questo dito facilitano la comparsa della patologia. Negli ultimi anni ho avuto modo di vedere aumentata questa disfunzione, peraltro estremamente invalidante. Io applico delle tecniche manuali di Riabilitazione estremamente precise, dove lo scopo è quello di riportare l’asse articolare del dito il più vicino possibile alla sua fisiologia, che non prescinde dalla mano e dal resto del braccio. Capita sovente, infatti, che si debba iniziare trattando la spalla e il gomito dal momento che spesso il problema “viene” da lontano… A volte consiglio un tutore, in particolar modo per chi usa molto le mani: le sarte, i chirurghi (certamente non mentre operano!), persino i giocatori di golf. Altre volte applico bendaggi funzionali o impacchi. In altre circostanze, nei casi più gravi, mi faccio aiutare dalle apparecchiature elettromedicali come il Laser o l’Ultrasuono o la Magneto, ma lo faccio molto raramente, in quanto la mia tecnica e la mia filosofia prevedono di non trattare esclusivamente il sintomo (da cui l’utilizzo delle macchine), bensì ricercare e trattare la causa del dolore. Il mio consiglio, in ogni caso, è di non trascurare il sintomo perchè il pollice è il dito della mano maggiormente rappresentato nella nostra corteccia cerebrale e ciò significa che dobbiamo intervenire subito sul nostro schema motorio, prima che la patologia diventi cronica! …e comunque, vi aiuto io!
La Mano
-TUNNEL CARPALE- La sindrome del tunnel carpale è una patologia progressiva causata dalla compressione del nervo mediano che si estende dall’avambraccio alla mano. Il nervo è sottoposto a pressione o schiacciamento all’altezza del polso. Il tunnel carpale è un passaggio stretto e rigido costituito dal legamento e dalle ossa alla base della mano, ospita il nervo mediano e i tendini. L’ispessimento dei tendini o altri gonfiori restringono il tunnel e fanno sì che il nervo mediano ne venga compresso. I risultati sono dolore, debolezza o sensazione di intorpidimento alla mano e al polso, che si irradiano verso il braccio. La sindrome del tunnel carpale spesso è l’insieme di una combinazione di fattori tra i quali il più importante è l’utilizzo esclusivo e anomalo delle funzioni del polso. Faccio degli esempi: quando mescolo il sugo, pulisco la cucina, scrivo molto con la penna, uso attrezzi di lavoro ( cacciavite, pinze, forbici…) invece di utilizzare l’impugnatura della mano e muovere tutto il braccio chi soffre di questa patologia usa SOLO il polso. Questo modo di muoversi mette il polso in una situazione di stress e crea delle contratture nei muscoli del braccio. Non serve fare streching come a volte vedo consigliare, solo l’allungamento non modifica lo spazio all’interno del tunnel, esso da solamente un sollievo momentaneo! Con il passare del tempo le strutture tendinee e legamentose del polso si ispessiscono e “strozzano” il nervo mediano e l’apparato venoso dando origine alla sindrome suddetta. I sintomi di solito si manifestano gradualmente, con frequenti bruciori, formicolio o insensibilità, misto a prurito nel palmo della mano e alle dita, specialmente al pollice, all’indice e al medio. Spesso i sintomi appaiono per la prima volta in una o in entrambe le mani durante la notte. Quando i sintomi peggiorano è possibile avvertire un fastidioso formicolio anche durante il giorno. Il fatto che la forza per esercitare la presa diminuisca potrebbe rendere difficile stringere le mani a pugno, afferrare piccoli oggetti o svolgere altre attività che implicano l’uso delle dita. Io utilizzo tecniche manuali di Riabilitazione che si basano su mobilizzazioni selettive e pressioni progressive che mirano a ripristinare l’allineamento funzionale su tutto l’arto fino alla colonna cervicale. Spesso devo mobilizzare tutte le dita della mano per restituire loro l’asse fisiologico in funzione del polso. Lo scopo è quello di rilassare tutte le tensioni del braccio e fare un po’ di “spazio” nel tunnel carpale; questo allevierà la sindrome da compressione sulle radici nervose e sui legamenti, ripristinando anche la circolazione. Questa tecnica è molto delicata, potente e di grande sollievo! Fisioterapista Terni , Studio di fisioterapia Terni , Studio di fisioterapia Narni , Fisioterapista Narni TDR Maria Grazia Gentile
Il Braccio
- L’EPICONDILITE - Per epicondilite s’intende un’affezione degenerativa microtraumatica di un tendine alla sua inserzione ossea sull’epicondilo omerale. In questa sede sono numerosi i tendini che prendono inserzione ma solo uno di questi va incontro a tale forma degenerativa. Il tendine coinvolto appartiene al muscolo estensore radiale breve del carpo . L’epicondilite o gomito del tennista è una affezione degenerativa che interessa la struttura tendinea di un muscolo che si inserisce all’articolazione del gomito. L’infiammazione e il dolore colpiscono le persone che usano molto il braccio in maniera anomala ovvero quando cioè si stringe il pugno e si estende il polso! Faccio un esempio: potare, maneggiare, tagliare, giocare a tennis o a golf; quando voi impugnate un attrezzo e invece di coinvolgere tutto il braccio, usate solo in polso in estensione. Questo modo non fisiolologico di utilizzare il braccio e il polso mette l’articolazione del gomito sotto stress e voi avrete un dolore che si estenderà dalla parte esterna del gomito fino all’avambraccio, al polso e infine alle dita della mano. Avrete dolore quando girerete una chiave, prenderete un bicchiere, afferrerete un libro, userete il mouse e così via… Vi sarà una spiacevole sensazione di debolezza all’avambraccio, come se tutto fosse pesante persino lo spazzolino da denti! Io tratto questa dolorosissima e invalidante patologia con tecniche manuali di Riabilitazione che mirano a ripristinare il normale utilizzo del polso e del braccio. Lavoro per ripristinare gli assi corporei anomali che possono partire anche dalla colonna cervicale o dalla scapola e arrivare fino al polso. Non uso insegnare esercizi, per me l’esercizio migliore è utilizzare l’arto in maniera fisiologica, senza sforzo, in armonia con l’attività che il paziente deve svolgere. Non c’è nessun muscolo da rinforzare quando si hanno dolori! L’unica cosa da fare è equilibrare le strutture che lavorano male e creano il dolore… Mi avvalgo di ghiaccio, impacchi personalizzati e uso dei taping ( bendaggi ) che mantengono la funzione corretta che ho impostato nella seduta del trattamento. Non uso mai Laser o Ipertermia! Insegno un nuovo modo di muovere il polso, secondo le attività del paziente; a volte devo proprio reimpostare il gesto atletico o l’attività e aspetto che tutto torni alla normalità… Di solito il sollievo è immediato!
La Spalla
Tenete sempre in considerazione che il corpo non è composto da parti separate, pertanto ciò che succede sulla spalla a volte può avere origini molto lontane. Il dolore alla spalla, qualunque sia la diagnosi, è spesso, ad insorgenza notturna, ma accompagnato durante il giorno a difficoltà nel compiere i movimenti anche i più banali come: il pettinarsi, allacciarsi il reggiseno, radersi etc. Le tecniche Riabilitative, per affrontare il vostro dolore o il trauma che avete subito, sono estremamente delicate e precise. Esse mirano a ripristinare l’articolarità, togliere il dolore e reimpostare il movimento corretto. Talvolta il trattamento che effettuo, ad esempio in un paziente con patologia della spalla, mi porta a lavorare su una caviglia bloccata che, nel tempo, si è organizzata in atteggiamenti antalgici andando a creare la patologia nella spalla. Vi sembra impossibile? Non lo è, vi garantisco! Esempio: avete mai visto come cammina colui al quale fa male un piede? Osservategli le spalle!! Guardate come si atteggiano e si muovono durante il cammino; capirete ciò che vi sto dicendo. La spalla è un complesso sistema “sospeso” sul tronco, costituito da tre ossa (scapola – omero – clavicola) che sono in rapporto tra di loro mediante muscoli, tendini e legamenti. La spalla non è un’unica articolazione, ma il suo movimento è legato da una sincronia perfetta di diverse articolazioni stabilizzate da complessi capsulo legamentosi, e attivate da gruppi muscolari differenti. Il braccio è tenuto in sede nella spalla grazie alla vostra cuffia dei rotatori. La cuffia dei rotatori è una rete di quattro muscoli (sopraspinoso, sottospinoso, piccolo rotondo e sottoscapolare) i cui tendini formano un rivestimento attorno alla testa dell’omero. La cuffia dei rotatori unisce l’omero alla scapola e aiuta a sollevare e ruotare il braccio. C’è un sacchetto di lubrificazione chiamato borsa tra la cuffia dei rotatori e l’osso in cima alla vostra spalla (acromion). Questa borsapermette ai tendini della cuffia dei rotatori di scivolare liberamente quando si sposta il braccio. Quando i tendini della cuffia dei rotatori sono rotti o danneggiati, questa borsa può diventare infiammata e dolorosa (borsite subacromiale). L’articolazione gleno-omerale possiede la particolarità di lavorare sospesa nel vuoto ed è costituita dall’estremità sferoidale della testa omerale che ruota su una superficie della scapola, detta glena, consentendo al braccio di compiere una rotazione vicina ai 360° nello spazio. L’articolazione acromion-claveare è formata dall’estremità della clavicola e da una parte della scapola chiamata acromion; le due ossa si affrontano mantenendo il reciproco rapporto mediante una spessa capsula e robusti legamenti tesi fra di loro. Queste articolazioni, racchiuse da capsule fibrose, sono stabilizzate da un apparato legamentoso e muscolare assai complesso che garantisce alla spalla un ampio raggio di movimento nello spazio ed una potente e sicura leva articolare. Il complesso muscolare, che consente la rotazione del braccio e la sua elevazione, è indicata come cuffia dei rotatori, cui è sinergico il muscolo deltoide. Dal processo coracoideo – anch’esso parte della scapola – origina il capo breve del bicipite. La testa dell’omero e la cavità glenoidea con i legamenti gleno-omerali costituiscono l’articolazione gleno-omerale che è la più mobile del corpo. In definitiva la spalla è l’espressione dei movimenti coordinati di più articolazioni: la gleno-omerale, la scapolo-toracica, l’acromion-claveare e la pseudo articolazione sub-acromiale. Tra l’acromion e la cuffia dei rotatori è presente una borsa “ammortizzatore” che svolge una funzione di cuscinetto tra i tendini e l’osso sovrastante ( borsa subacromiale). Questa piccola sacca può facilmente infiammarsi. L’esecuzione dei movimenti della spalla, effettuati sotto sforzo, in presenza di abitudini e atteggiamenti sbagliati protratti per lunghi periodi di tempo danno origine alle varie patologie. Esse con l’avanzare dell’età e con attività fisica ripetitiva: pallavolo, baschet, tennis, golf, lavori pesanti sono la causa dei problemi più comuni che colpiscono questa articolazione. Quindi, ogni qualvolta il braccio compie un movimento ripetitivo, in tensione , automatico e sotto sforzo, la cuffia dei rotatori e la borsa dell’articolazione della spalla subiscono una compressione. Con il passare degli anni, la troppa frizione esercitata porta al logoramento della struttura legamentosa e/o articolare. L’infiammazione della borsa subacromiale è chiamata borsite, quella della cuffia dei rotatori o del tendine del bicipite è chiamata tendinite. La degenerazione dei tendini rotatori può indurre un’ulcerazione ed alla fine una lesione. Le principali patologie della spalla: 1. Capsulite adesiva È questa forse la patologia più frequente a carico della spalla, può manifestarsi dopo un trauma anche di scarsa rilevanza, a volte insorge spontaneamente Si manifesta inizialmente con dolore a carico della spalla che aumenta durante la notte. Nelle settimane successive una evidente difficoltà ad alzare e ruotare il braccio è il sintomo che caratterizza questa patologia. Tendenzialmente i pazienti affetti da capsulite guariscono spontaneamente in 7/8 mesi ma un trattamento corretto di Riabilitazione rende più agevole e rapida la guarigione di questa patologia estremamente invalidante che interessa soprattutto le donne giovani o relativamente giovani sottoposte a stress soprattutto di tipo emozionale. 2 Periartrite Scapolo Omerale è una malattia infiammatoria della spalla che coinvolge i tessuti di natura fibrosa, che circondano l’articolazione: tendini, borse sierose e tessuto connettivo. Questi appaiono alterati e possono frammentarsi e calcificare. Le borse sierose diventano edematose e infiammate. In caso di un trauma, il blocco della mobilità avviene, chiaramente, all’improvviso con infiammazione acuta e gonfiore, accompagnati da dolori acuti. ?Tuttavia, il dolore alla spalla è, spesso, ad insorgenza notturna, accompagnato con difficoltà a compiere i movimenti anche i più banali come: il pettinarsi, allacciarsi il reggiseno, radersi etc. Con il tempo si possono formare aderenze fibrose, che portano al blocco quasi totale, se trascurata, dell’articolazione. Può essere causata da turbe neurovascolari, nutrizionali e fattori tossici; anche fattori genetici predisponenti come le displasie scheletriche, quali acromion unciforme o curvo, alterata lateralizzazione dell’apofisi del processo coracoideo della scapola. Alterazione della statica e della postura (ipercifosi dorsale, rigidità del cingolo scapolo-omerale) possono portare ad alterazioni capsule-legamentose fino all’artrosi di spalla. 3. Lesione della cuffia dei rotatori La cuffia dei rotatori è costituita da quattro tendini che avvolgono la testa dell’omero e ne permettono il movimento. Per lesione di cuffia si intende rottura di uno o più tendini della stessa che avviene comunemente per ragioni traumatiche o degenerative (date cioè da microtraumi ripetuti). Queste lesioni non devono essere necessariamente operate, secondo il tipo di attività che si svolge e l’età che si ha, esse possono essere trattate con una Riabilitazione appropriata e personalizzata volta a riequilibrare o sbloccare con manovre manuali appropriate il gesto interessato dal dolore. La radiografia e la RM servono al medico specialista per integrare le immagini alla storia clinica e all’esame obiettivo. Da questa integrazione deriverà l’indicazione alla riabilitazione o alla chirurgia. I fattori che influenzeranno questa scelta sono: – entità del dolore e dell’eventuale limitazione al movimento – età – tipologia di lavoro e sport – arto se dominante o non dominante – caratteristiche della lesione (informazioni derivanti dalla corretta interpretazione della Rx e RM) – aspettative del paziente – possibilità Riabilitative – “compliance” (disponibilità) alla guarigione del paziente e supporto familiare. Nella Riabilitazione di questa patologia io aiuto tutti coloro che si rivolgono a me sia prima che dopo l’eventuale intervento. Lo faccio dal momento che spesso passa del tempo prima che le persone effettuino l’intervento e questo aiuta il post-operatorio. Non pensate che sia inutile, non lo è! Pensate ad alleviare il vostro dolore! Non ci sono solo i farmaci, le infiltrazioni, o gli apparecchi di fisioterapia! 4. Instabilità Le instabilità possono essere dovute a fattori costituzionali (lassità dei legamenti) spesso localizzata in tutto il corpo o ad eventi traumatici. Discriminare tra il trattamento conservativo (Riabilitazione) ed eventualmente quello chirurgico è compito dello specialista dedicato alla patologia della spalla. Tendenzialmente dopo il primo episodio di lussazione gleno-omerale traumatico o atramautica si tende a non operare i pazienti, ma vengono indirizzati verso un trattamento riabilitativo che verrà ben descritto nei paragrafi seguenti. A questa indicazione comunque esistono delle eccezioni in modo particolare per i giovani professionisti dediti a sport del lancio o in cui la spalla può essere vittima di nuovi traumi importanti, od eventualmente in quelle lesioni in cui alla sofferenza legamentosa si associ una frattura a carico delle strutture ossee-cartilaginee. Normalmente dopo il primo episodio di lussazione, il braccio deve essere immobilizzato con un tutore per 20 -25. Il trattamento Riabilitativo conservativo è mirato a un riequilibrio della postura e dei muscoli scapolo-toracici e a un cauto progressivo recupero dell’articolarità che avviene prima passivamente e poi attivamente, sempre sotto la soglia del dolore. 5. Fratture Eventuali traumi dell’arto superiore possono manifestarsi con delle lesioni dei segmenti ossei. La clavicola, la testa dell’omero, e più raramente la scapola sono interessate in seguito a traumi a media e alta energia. Un corretto esame radiografico e il giudizio di uno specialista potranno discriminare tra quelle che sono le fratture che meritano un trattamento conservativo ovvero una immobilizzazione per circa 30 giorni e quindi un trattamento riabilitativo specifico successivo o un eventuale trattamento chirurgico. In linea di massima quando si ha una scomposizione importante ( con scomposizione intendiamo l’allontanamento di 2 o più frammenti ossei), il trattamento tendenzialmente è chirurgico. Nel trattamento conservativo, il paziente si immolizza con un tutore o con delle fasciature specifiche e si fanno controlli radiografici ogni 15 giorni per verificare l’evoluzione dei processi di guarigione ( callo osseo delle strutture lesionate). Quando l’ortopedico riterrà opportuno si può iniziare un trattamento di Riabilitazione che è molto simile e sovrapponibile a quello per le instabilità di spalla; controllo neuromuscolare della scapolo-toracica e cauto e progressivo ripristino dell’articolarità prima passiva e poi attiva. 6. Rigidità articolare All’inizio la causa è una contrattura di difesa, magari dopo un trauma o per abitudine; spesso si verifica il segno della “alzata delle spalle”, nella quale la persona ha imparato ad usare la parte superiore bloccata per alzare il braccio; in questo modo la cuffia dei rotatori non riesce a deprimere la testa dell’omero in modo efficace. In seguito si sviluppano dei fenomeni aderenziali che in associazione alla contrattura muscolare determinano un’ineluttabile improvvisa e non reversibile diminuzione del range articolare. Possiamo dire che la rigidità può essere occultata dal movimento dell’articolazione scapolo-toracica che può far credere, all’occhio meno esperto, un certo grado di motilità (ma che in termini reali ed assoluti non esiste) della spalla. 7. Artrosi parliamo di artrosi gleno-omerale. Una visita specialistica e indagini strumentali mirate sono alla base per l’impostazione del trattamento conservativo (non chirurgico) di questa patologia che si può avvalere di: Trattamento riabilitativo-fisioterapico Trattamento infiltrativo (acido ialuronico, competenza del medico). Nel percorso Riabilitativo utilizzato in presenza di questa patologia, il mio intento più che mai, mira a ripristinare l’intero sistema posturale. Quando si arriva ad avere una patologia così grave nell’ articolazione della spalla, si deve pensare che, anche se il soggetto è giovane e apparentemente non presenta ulteriori problematiche, altre stutture articolari sono compromesse. Bisogna cercare e trattare. E’ necessario che la persona si prenda cura di sé stessa, che cambi stile di vita, che impari ad usare l’intero arto in modo fisiologico e funzionale, e io lo insegno loro. A meno che non ci sia stato un trauma o una malformazione congenita, la maggioranza delle patologie elencate non si sono formate “ per caso”! A proposito della Riabilitazione Le tecniche di Riabilitazione che io utilizzo possono essere impiegate sia per forme acute della patologia, che in quelle croniche.?Non uso nessun tipo di farmaco né apparecchiatura e il mio intento è quello di ristabilire la mobilità dei diversi sistemi articolari e migliorare la loro integrazione e regolazione, aumentando la capacità del corpo di ripristinare il suo equilibrio. Con il sapiente e delicato lavoro delle mie mani ,l’articolazione riprende il suo naturale movimento in tempi ridotti, liberando così il paziente dal feroce dolore che lo accompagnava da tempo, o dalla immobilità del gesso; il tutto seguito da esercizi condotti a casa da soli.?? La mia tecnica riabilitativa, in queste manifestazioni patologiche, dà un risultato spettacolare confermandone così l’efficacia.? Vi?faccio presente che il dolore alla spalla può anche essere causato da problemi all’addome ed al torace. Ricordate: il corpo non è fatto “di pezzi”! Fisioterapista Terni , Studio di fisioterapia Terni , Studio di fisioterapia Narni , Fisioterapista Narni TDR Maria Grazia Gentile