Maria grazia gentile - Fisioterapista - Studio Riabilitazione
Il Piede
Voglio darvi una semplice e sintetica descrizione dell’anatomia e fisiologia del piede. Lo faccio per due motivi: il primo riguarda la mia particolare predilezione per queste articolazioni, da cui dipende il benessere di tutta la nostra statica. Il secondo motivo è rendere comprensibile, a tutte le persone che non appartengono al mondo medico, cosa succede loro quando hanno un problema che riguarda il piede.

Del resto, il web è pieno di spiegazioni scientifiche delle varie patologie, di come si trattano medicalmente, chirurgicamente o nella fisioterapia classica.

Io vorrei dare un’altra “visione”!


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” Raro cade chi ben cammina”


Il piede è un organo complesso costituito da un cospicuo numero di articolazioni, che ne consentono il movimento e l’adattabilità a tutte le superfici.

Si tratta di una struttura anatomica fondamentale; su di essa agiscono tutti i carichi generati dal movimento corporeo, sia nell’attività sportiva che nella vita di tutti i giorni. Il piede è alla base del sistema posturale e di equilibrio ed ha permesso all’uomo di assumere la postura eretta per spostarsi nello spazio.

Il piede è formato da 26 ossa, numerosi muscoli e complesse articolazioni.

Le ossa del piede vengono generalmente suddivise in tre gruppi:

- il Tarso, costituisce la parte posteriore del piede e si articola con la parte finale della tibia. Raggruppa le seguenti ossa: astragalo, calcagno, navicolare, cuboide ed i tre cuneiformi (mediale, intermedio, laterale);?

- il Metatarso, costituisce la parte intermedia del piede. E’ formato dalle cinque ossa metatarsali e si articola con i tre cuneiformi e il cuboide del tarso;?

- le Falangi, sono tre per ogni dito (prossimale, mediale, distale), ad eccezione del primo dito (alluce) in cui sono solo due le falangi (prossimale e distale), per un totale di quattordici segmenti ossei.?

Un cenno particolare per parlare dell’osso dell’astragalo e del calcagno che sono molto importanti nella biomeccanica del piede.


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L’astragalo (una delle ossa meno vascolarizzate dell’organismo, ricoperto all’80% da cartilagine per consentire la fluidità nel movimento) è posto al centro del piede e costituisce il perno osseo di tutta la regione. Esso distribuisce sugli archi plantari il peso del corpo che viene poi scaricato su tre punti principali di appoggio: la tuberosità posteriore del calcagno, le teste del primo e del quinto metatarso (in ordine decrescente). Non a caso, quindi, il calcagno è molto voluminoso. Nella sua parte posteriore vi è una sporgenza rugosa sulla quale si inserisce il tendine calcaneare, (c.d. tendine di Achille) fondamentale per la deambulazione.?

Tutte le articolazioni del piede presentano, almeno parzialmente, un rivestimento di cartilagine. Essa è elastica e nel contempo resistente e stabile. Nelle articolazioni, la cartilagine consente lo scorrimento delle ossa senza attrito e, fungendo da cuscinetto protettivo, assorbe gli urti nel movimento. ??

Se si osserva il piede dall’esterno, esso presenta una superficie superiore detta “dorso” o “collo” o caviglia del piede ed una superficie inferiore detta “pianta” o superficie plantare. La Pianta del piede non poggia completamente sul terreno ma si alza nella volta plantare. Gli archi plantari hanno la funzione di migliorare la distribuzione del peso corporeo nella esigua superficie del piede, sia in posizione eretta che durante la deambulazione.

Come in architettura, l’arco consente di sostenere grandi carichi purchè le basi siano stabili, in caso contrario l’arco cede. L’azione dei muscoli è quindi mirata a sostenere la chiave di volta degli archi plantari. Tra l’altro, non essendo l’arco plantare costituito da un unico osso, cosa che lo renderebbe rigido ed inadeguato a sostenere le sollecitazioni dinamiche, la tensione muscolo-legamentosa diventa fondamentale: stabilizza dinamicamente la volta plantare.


In una struttura così complessa, numerose sono le patologie che si possono presentare in situazioni di stress come il sovrappeso, le scarpe non adatte, atteggiamenti posturali scorretti…

Di seguito sono descritte, sempre con linguaggio semplice, le patologie del piede più frequenti e come io sono solita trattarle.

Tenete sempre in considerazione che il corpo non è composto di parti separate, pertanto ciò che succede al piede a volte può avere origini molto lontane o ripercussioni in altre parti del corpo.

Dal momento che il piede è il nostro appoggio, la nostra base, è necessario averlo ben curato.

Ciò non significa solo mettere lo smalto, la crema o fare pediluvi, bensì sta ad indicare che il piede deve essere in appoggio confortevole, deve avere la possibilità di toccare quanto più possibile la terra per imparare ad “esplorare” i tanti piccoli movimenti delle sue articolazioni.

Quando guardate i piedi dei popoli che camminano a piedi scalzi, noterete che la loro pianta del piede è molto larga e che vi è una notevole distanza tra l’alluce e il mignolo. Il loro piede ha l’aspetto di una solida base che appoggia, senza alluce valgo o dita a martello…( certo, magari è meglio non guardare sotto la pianta! ).

Noi abbiamo messo le scarpe, e va bene… ma da quando anche la moda si è infilata ai nostri piedi, essi hanno cominciato a soffrire.

Chi ha problemi con i “calletti” o con le unghie incarnite, chi ha dolore con le scarpe nuove, chi non riesce più a mettere neanche le scarpe vecchie, sa di cosa parlo!


Talvolta il trattamento che effettuo, ad esempio in un paziente con la spina calcaneare, mi porta a lavorare su un piede rigido che ha organizzato un passo dove le dita si “aggrappano” al pavimento; oppure devo proprio lavorare in postura per riequilibrare tutti i muscoli della gamba che, nel tempo, si è organizzata in atteggiamenti antalgici andando a creare la patologia nel piede.




- LA SPINA CALCANEARE E LA FASCITE -


La fascite è l’infiammazione dei muscoli e dei tendini della volta plantare ed è, se non trattata per tempo, la causa della formazione dello sperone calcaneare e di altre patologie del piede.


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La Spina o Sperone calcaneare è una neoformazione ossea benigna, causata dall’infiammazione dell’inserzione della fascia plantare che si inserisce nella parte inferiore del tallone e la quale, in seguito al conseguente deposito di sali di calcio, si ispessisce (calcificazione) creando una protuberanza chiamata “spina”.

In queste circostanze, i pazienti raccontano di avere maggior dolore la mattina al risveglio, scendendo dal letto, oppure dopo essere stati seduti per molto tempo, la sera dopo aver camminato molto o essere stati molto in piedi.

Tale dolore è avvertito come una fitta intensa che obbliga ad un andamento claudicante (zoppicare) e che, successivamente ad una mezz’ora circa di camminata, sparisce per poi ripresentarsi a fine giornata.


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Allo stesso tempo, però, potrebbe verificarsi che, in talune circostanze, svolgendo indagini per altre patologie del piede, ad alcuni soggetti (si stima una percentuale intorno al 30%) venga diagnosticata una spina calcaneare e che questa risulti, di conseguenza, asintomatica, cioè senza dolore. Perché? In molte patologie dell’apparato scheletrico, il sintomo si manifesta soprattutto in presenza di stress: «Avete cambiato scarpe? Avete camminato più a lungo o per più tempo? Avete guidato per un lungo tragitto e il vostro piede è rimasto troppo sul pedale etc.? Avete fatto un allenamento più intenso del solito?»

La causa di questa patologia, quando non è genetica o di tipo sistemico ( gotta, reumatismo…), secondo la mia esperienza, è da ricercarsi nel modo di camminare.

Nel conflitto che si perpetua tra i movimenti del piede, delle dita e la contrazione dei muscoli del polpaccio.

Nella Riabilitazione la prima cosa che consiglio è, se possibile, il riposo, scarpe comode, pantofole chiuse ( no ciabatte aperte dietro!) a volte consiglio di camminare a piedi nudi e applico un bel taping.

Borsa o cubetti di ghiaccio e impacchi.

Segue poi il trattamento con tecniche manuali per “rompere” tutte le rigidità del piede e le contratture del polpaccio, ed infine la rieducazione posturale e funzionale.

Un po’ di pazienza da parte vostra e…

FUNZIONA!



- LUSSAZIONE (della caviglia) O FRATTURA DEL MALLEOLO -


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La caviglia è la parte della gamba posta immediatamente al di sopra del piede. Dal punto di vista anatomico, la gamba è formata da due ossa lunghe a decorso parallelo, ovvero la tibia e il perone ( o fibula), collegate da un legamento interosseo. La tibia, più interna, è un osso a sezione triangolare, molto robusto, che sopporta quasi interamente il peso del corpo e lo trasmette al piede. Le estremità inferiori di tibia e perone nell’insieme formano una pinza concava in senso anteroposteriore. L’articolazione della caviglia è costituita dal perone e dalla tibia (superiormente, esternamente e internamente) e (inferiormente) dall’astragalo, che è un osso del piede; si chiama infatti articolazione tibio-peroneo-astragalica o tibio-tarsica. Inoltre, vi è la capsula articolare, manicotto di tessuto connettivo denso, che si inserisce tra i segmenti ossei in connessione rivestendo completamente l’articolazione; all’interno vi è la membrana sinoviale, che secerne un liquido vischioso per facilitare lo scorrimento tra le due superfici a contatto.

Il principale movimento della caviglia si realizza grazie all’articolazione tibiotarsica: è la flessoestensione, attorno all’asse trasversale che attraversa i due malleoli, detta anche flessione plantare. Nella flessione plantare i legamenti anteriori dell’articolazione diventano più lunghi, mentre quelli posteriori si accorciano.

L’articolazione della caviglia è stabilizzata dai legamenti, che permettono il movimento e tengono insieme la struttura ossea, e dalla capsula articolare. I principali legamenti della caviglia si distinguono in: legamenti collaterali, che formano da ciascun lato dell’articolazione dei robusti ventagli fibrosi il cui apice è posto sul malleolo corrispondente e la cui parte periferica è fissata sulle due ossa posteriori del tarso. Questi legamenti si dividono incollaterali esterni, divisi a loro volta in tre fasci, due destinati all’astragalo (peroneo astragalico anteriore e posteriore) e uno al calcagno (peroneo-astragalo-calcaneare e peroneo-calcaneare) ecollaterali interni, formati in due piani, profondo e superficiale (tibio astragalico anteriore.

L’inverso accade nell’altro movimento importante della caviglia, ovvero la flessione sul dorso. Le ossa della caviglia (in particolare l’astragalo) sono ricoperte più delle altre da cartilagine, proprio per massimizzare la fluidità del movimento.

In seguito ad un infortunio alla caviglia si possono manifestare sintomi clinici quali: dolore, gonfiore e formazione di ematoma sul malleolo mediale o su quello esterno.

Tali sintomi potrebbero nascondere un semplice stiramento dei legamenti, una frattura del malleolo laterale o una frattura del perone.

La diagnosi è competenza del medico ortopedico che, dopo la valutazione, prescriverà eventualmente una risonanza magnetica o una semplice radiografia, seguita da un trattamento conservativo occorrente e, quando necessita, anche dell’intervento chirurgico con mezzi di sintesi metallica.

Dopo questi interventi, tutte le lesioni, anche quelle superficiali, possono e devono essere trattate con la fisioterapia.

Nel nostro approccio la Riabilitazione consiste, a seconda dei casi, in trattamenti di Terapia Manuale e altre tecniche riabilitative adeguate, onde permettere a tutto l’arto di non irrigidirsi per la paura del dolore.

Secondo i miei principi e la mia esperienza, la prima cosa da fare per aver un buon recupero funzionale e assenza di dolore è, quando giunge il momento, impostare il passo.

L’impostazione del PASSO FISIOLOGICO e FUNZIONALE è la premessa che consente al paziente di avere fiducia nella potenzialità che il suo piede PUO’ camminare e PUO’ poggiare al suolo senza rigidità o dolore.

La maggior parte dei dolori che persistono, nonostante la fisioterapia, sono causati da questa semplice ed ignorata pratica, di cui io mi interesso, per ristabilire il corretto schema motorio del passo.


- ALLUCE VALGO -





L’alluce valgo è una delle patologie del piede più diffuse. Si tratta di una deformazione dell’alluce, la quale falange prossimale, e quindi tutto il dito, si devia all’esterno verso le altre dita.

Parliamo di alluce valgo quando la deviazione laterale dello stesso provoca a livello dell’inserzione del dito, ovvero sulla prima testa metatarsale, una marcata protuberanza, detta familiarmente “cipolla”. Si tratta di un’infiammazione caratteristica (borsite) con molto dolore, dovuto allo spostamento della falange e allo sfregamento con la scarpa.

Oltre al dolore ed all’infiammazione cronica, l’alluce valgo comporta lesioni ossee, ulcerazioni e callosità e, soprattutto, un’alterazione funzionale della dinamica del piede.

Con il tempo, l’alterata organizzazione motoria del passo crea problemi di postura.

Le cause dell’alluce valgo sono ancora molto discusse.

Prevale generalmente l’idea che si tratti di un disturbo congenito, una patologia che si eredita geneticamente. Non è del tutto così, non si eredita, ma si possono ereditare gli atteggiamenti posturali, il modo di camminare del padre, della madre, del nonno…

Nella nostra società questa patologia è prevalentemente femminile: abbiamo accorciato le gonne e questo ci ha obbligato a chiudere e accavallare le gambe, mettendo il nostro femore in intrarotazione. Il femore intraruotato sposta il ginocchio all’interno e quindi anche l’appoggio del piede viene compromesso. Esso collasserà la volta plantare e costringerà l’alluce a ruotare verso l’interno e spostarsi verso le altre dita. Da tutto ciò si deduce che il valgismo non nasce solo dal piede ma può avere origine in altro settore del corpo.

Esistono anche forme acquisite a patologie reumatiche, infiammatorie, neuromuscolari od a traumi.

Molto discussa è anche la responsabilità delle scarpe. Le popolazioni africane o i popoli che camminano a piedi nudi non hanno questa caratteristica dell’alluce. Nei loro piedi il mignolo e l’alluce si allargano in maniera fantastica. Noi no, noi quasi non abbiamo capacità di muovere le dita…

In ogni caso, quello che è certo è che calzature non idonee alla fisiologia del piede ( come quelle con punte strette e tacchi alti, che tanto piacciono alle donne ) possono peggiorare la situazione, contribuendo al progresso della deformazione, e sono spesso la causa dell’infiammazione dolorosa.

Consiglio di diffidare anche delle “scarpe che dondolano”. Il nostro piede funziona bene quando il passo si svolge fisiologicamente con le dita che si possono piegare, non con il piede che dondola mettendo tutto il sistema in “allarme”!! Non date retta alla pubblicità! Il mio studio è frequentato da molte persone che invece hanno avuto problemi con queste calzature!

Esistono anche forme acquisite a patologie reumatiche, infiammatorie, neuromuscolari ma queste pur essendo trattate nello stesso modo, hanno bisogno anche del supporto farmacologico appropriato, competenza del medico specialista.

Io tratto questa patologia utilizzando tecniche manuali di Riabilitazione che mi permettono di “rompere” le tensioni della pianta del piede e restituire elasticità a tutta la struttura. Insegno poi ad utilizzare “quel” muscolo che consentirà al dito alluce di riequilibrarsi con l’intero sistema del passo.

Il mio consiglio è sempre di prevenire o di curare un piede il cui alluce comincia a modificarsi.

Io vi posso trattare e aiutare, insegnandovi anche come fare da soli.

Vi sentirete come nuovi!!


Presso il nostro studio di Fisioterapia e Riabilitazione di Maria Grazia Gentile, Narni Scalo e Viterbo troverete aiuto. Contattateci anche per informazioni




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