Maria grazia gentile - Fisioterapista - Studio Riabilitazione
EDUCAZIONE VISIVA
Per voi ragazze e ragazzi dagli occhi miopi, presbiti, astigmatici, strabici o semplicemente dagli occhi stanchi e stressati dal computer! SUNNING: senza occhiali e ad occhi chiusi guardate in direzione del sole per qualche istante. Respirando immaginate davanti a voi una profondità infinita immaginando di assorbire il calore e distribuirlo dentro gli occhi, dietro, e anche verso la nuca. 5 - 10 minuti. Sempre ad occhi chiusi in direzione del sole, muovete gli occhi in grandi cerchi per permettere alla luce di toccare ogni parte della retina. PALMING: davanti ad una scrivania, coprite gli occhi con le mani ed appoggiate tutto il peso del capo sui palmi delle mani. Restate così per 2 - 3 minuti respirando tranquillamente. Notate come l’oscurità davanti agli occhi diventa man mano più profonda. Si può terminare visualizzando paesaggi naturali e tranquilli. Fatelo spesso per riposare gli occhi. Ogni volta che dovete aspettare il caricamento di una pagina, invece i fissare ansiosamente lo schermo , fate palming. Quest’esercizio sviluppa un senso di calore sull’organo della vista che ha un effetto benefico favorendo il rilassamento della muscolatura intrinseca ed estrinseca dell’occhio. RICORDATE: le ore migliori per questa pratica sono il mattino presto e prima del tramonto! BUONA ESTATE A TUTTI
E’ TEMPO DI MARE!
E’ tempo di mare! Riappropriamoci del nostro corpo assopito dall'inverno e solleticato dalla primavera! Fate una esperienza diversa. Godete del mare, del sole, della sabbia, del vento. cercate luoghi solitari. lasciate le creme (le metterete dopo) e gli occhiali a casa, andate al mattino presto, prestissimo; fatevi accarezzare dal primo sole. Noi assorbiamo la vitamina D maggiormente dalla pelle e dagli occhi; fate una bella camminata sulla battigia, assaporate gli odori che il mare vi manda! Poi lentamente, al vostro ritorno, entrate in acqua. Scoprirete quanto può essere corroborante e stuzzicante il mare a quell'ora! E poi Sunning e Palming a volontà per i vostri occhi, come vi ho insegnato! Tornerete come nuove!!!...vale anche per i maschietti!!!
ESPOSIZIONE AL SOLE
ESPOSIZIONE AL SOLEdi Lisette Scholl(Guardiamoci negli occhi) Riscaldamento degli occhiSpero che ci sia il sole quando inizierete questa seduta. In caso contrario dovrete forse aspettare una giornata di sole. Il riscaldamento può essere fatto anche senza il sole, ma per l'esperienza dominante la luce è fondamentale.In casa o all'ombra, chiudete gli occhi e immaginate che la luce del sole splenda sulle palpebre. Come vi sentite? Immaginate di essere distesi a occhi chiusi sulla spiaggia. C'è il sole che splende su di voi. L'intensa luminosità del sole fa piacere agli occhi o si contraggono, sentono dolore e dovete ripararli con gli occhiali o con la mano perché la luce è troppo intensa?La sensibilità al sole varia da persona a persona.Molti riescono a sopportare benissimo l'esposizione al sole, ma un vasto numero di persone è affetto da fotofobia, o estrema sensibilità al sole. Nei Paesi in cui gli occhiali da sole non esistono e dove la gente passa la maggior parte del tempo all'aria aperta alla luce del sole, la fotofobia è sconosciuta. Ma negli ultimi trenta anni, poiché stiamo sempre più al chiuso e perché si è diffusa la moda di portare lenti colorate per proteggerci dal sole, la fotofobia si è talmente diffusa che molti credono che la luce del sole faccia male agli occhi e ci si debba proteggere dai raggi del sole.La visione ha luogo solo in presenza della luce; come esseri visivi ci siamo sviluppati direttamente alla luce del sole e la nostra naturale routine prevedeva lunghi periodi di esposizione al sole. La luce del sole stimola la porpora visiva, un composto chimica della retina, e manda energia direttamente al cervello, cosa malto importante per il corretto funzionamento del cervello e del sistema nervoso. Più siamo estranei al naturale elemento solare, più la vista e la salute in generale ne risentono.Naturalmente non stò dicendo che dovete uscire e guardare direttamente il sole con gli occhi aperti. Il fondamento organico della fotofobia è una reazione istintiva a questa esposizione eccessiva che può davvero rovinare la vista. Tuttavia, come risultato di questa ipersensibilità al sole, molti sentono un forte dolore anche quando si espongono al sole con gli occhi chiusi o quando sono all'aria aperta alla luce del sole pur senza guardarla direttamente. Se vogliamo che gli occhi si rilassino e assorbano lo stimolo e l'energia necessari dal sole si deve invertire il corso di questa fotofobia.L'esperienza dominante Esposizione al soleL'esposizione al sole serve per riabituarvi alla luce naturale. Gli occhi sono fatti per essere esposti regolarmente alla luce del sole, ciò non esclude che il problema dell’ipersensibilità sia reale. Che cosa avviene quando il sole entra negli occhi? Pensate a come reagisce il corpo in generale all'esposizione solare. Se siete sulla spiaggia, quando la luce del sole penetra nei muscoli attraverso la pelle, il corpo si rilassa molto rapidamente. La luce del sole rilasserà anche i muscoli oculari stimolando al tempo stesso la retina e il cervello. Che l'esposizione al sole aiuti a migliorare la vista non è provato scientificamente, ma moltissime persone hanno ottenuto dei miglioramenti proprio con l'esposizione. Provateci anche voi!In questa seduta abbineremo le oscillazioni brevi, che abbiamo imparato a fare, con l'esposizione al sole che verrà praticata con gli occhi chiusi. Mi preme sottolineare che gli occhi devono restare chiusi perché voglio che sia assolutamente chiaro che guardare direttamente il sole con gli occhi aperti può danneggiare la retina e quindi non deve essere fatto, mentre guardare il sole con gli occhi chiusi non farà alcun male.Quindi con gli occhi chiusi, in piedi o seduti, esponetevi ala luce del sole. Se gli occhi sono molto sensibili, scegliete un momento della giornata in cui il sole non sia troppo forte. Naturalmente, soprattutto all’inizio, non esponete troppo a lungo né la pelle né gli occhi. Lentamente, fate delle oscillazioni brevi per circa due minuti.Muovete la testa come per disegnare un cerchio attorno al sole con il naso, di modo che l'occhio risulti esposto da tutte le angolature. Fate da cinque a dieci cerchi attorno al sole in ogni direzione. Respirate profondamente per non accumulare tensione nell'eseguire l'esercizio. Se vi riesce, non stringete gli occhi; stringere gli occhi aumenta le reazioni di fotofobia. Sospirate, sbadigliate, rilassate le spalle se sono in tensione. Sentite come il sole rilassa gli occhi e la mente. Abbandonatevi alla sensazione di calore, di luce, di stimolo, di relax che sta salendo. Meravigliatevi di come potete rilassarvi ed essere stimolati allo stesso tempo. Lasciate che il potere del sole vi circondi completamente, mentre assorbite l'energia primaria del nostro sistema solare.INTERMEZZOOgni volta che ne avete l'opportunità esponete gli occhi al sole. Approfittate di tutte le occasioni che si presentano per uscire senza occhiali da sole. Dovreste ricorrere agli occhiali solo sulla neve o in acqua o sulla sabbia dove c'è molto riverbero. Le lenti che si colorano quando uscite alla luce del sole sono particolarmente nocive perché non si riadattano mai completamente alla luce interna. Ciò è causa di ulteriore sforzo per gli occhi.Se siete disturbati dalla luce, invece di reagire e opporvi stringendo gli occhi o con emicranie (dovute alla reazione e non al sole) chiudete gli occhi ed esponetevi al sole.
SVILUPPO DELLA VISTA IN DISTANZA
·SVILUPPO DELLA VISTA IN DISTANZA Margaret Darst Corbett: Vedere meglio senza occhiali ” Circa il settantacinque per cento dei bambini sono sufficientemente equilibrati da compiere gli studi scolastici senza rovinarsi la vista. Gli altri escono dal cimento dell’educazione con la miopia o altri difetti visivi. ALDOUS HUXLEY. LE PERSONE dalla vista corta temono non solo la distanza, ma, nel loro intimo, perfino il dover guardare una cosa distante. Questo timore implica uno sforzo mentale che contrae i muscoli dell’occhio, quelli cosiddetti obliqui; e impedisce la visione da lontano. È appunto il timore di essere incapaci di vedere ciò che la mente afferma dovrebbe esser visto, ad elevare davanti ai nostri occhi una sorta di barriera che si frappone tra essi e l’obiettivo della visione. Di conseguenza, anche la mente si arresterà dì fronte ad una barriera quando dovrà interpretare tale obiettivo. Uno scrittore dal pensiero lucidissimo ha recentemente affermato, su una rivista, che l’accettare la visione di un oggetto quale è, il vederlo senza idee preconcette circa le sue caratteristiche, costituisce la base di una buona vista. Se una persona fissa un oggetto senza essere in preda alla paura, che è uno stato mentale, l’oggetto stesso assumerà una forma e la mente avrà la possibilità di sviluppare l’immagine registrata. CHE COS’È LA DISTANZA? Non bisogna temere la distanza. Nel lontano 1700, il vescovo George Berkeley scrisse che la distanza non è che una linea retta che, partendo dagli occhi, attraversa lo spazio. È impossibile vedere la distanza e, quindi, non dobbiamo sforzarci di vederla. Essa non è che l’espressione di un giudizio basato sul ricordo di esperienze passate, un paragone effettuato mediante l’immaginazione, un processo di ragionamento per mezzo del quale possiamo concepire lo spazio e gli oggetti che vi si trovano. Ad esempio, quando viaggiamo a bordo di una nave, se l’acqua è calma e non sono in vista nè terre nè altri obiettivi che consentano paragoni o valutazioni, l’orizzonte ci parrà vicinissimo. Questo perché la mente non ha nulla a disposizione su cui dare le sue valutazioni di spazio e di distanza. Però a qualche chilometro si scorge un faro oltre di esso una nave, allora l’orizzonte pare spingersi sempre più lontano e noi ci rendiamo veramente conto della sua distanza. Le nostre precedenti esperienze ci dicono che il faro, che appare grande, deve essere vicino e il transatlantico che, al confronto, appare piccolissimo deve essere lontano; ciò perché sappiamo che un transatlantico è, in realtà, molto più grande di un faro. Comprendiamo infatti che è la distanza che crea l’illusione ottica. La distanza è quindi una valutazione mentale, non una sensazione visiva; un problema per la mente, non per l’occhio che si posa su un oggetto. Il vescovo Berkeley enunciò, molti anni fa, il principio del dottor Bates che la visione è un’attività inconscia, che non possiamo comandare agli occhi nè volgerli in un determinato modo, nè costringerli coscientemente a vedere in distanza poiché la distanza costituisce un atto mentale, l’espressione di un giudizio o di una analisi che deve prendere in esame tutti i dati di fatto presentati dall’occhio, e Organizzarli poi nella mente. Dovete saper distinguere mentalmente l’aspetto diverso che assumerebbe un uomo quando fosse guardato alla distanza di un chilometro e quando a quella di tre metri. Ci sarebbe una rilevante differenza nelle proporzioni, nella chiarezza, nella massa, nei particolari. Dovete quindi servirvi dell’immaginazione per decifrare ciò che vedete e stabilire che si tratta di un uomo e non di un palo, ma di un uomo visto da una grande distanza. LA MENTE CHE RISIEDE DIETRO L’OCCHIO La mente che risiede dietro l’occhio normale compie tale valutazione inconsciamente. Essa individua un oggetto, fa un’infinità di congetture circa la sua identità e finalmente, dopo una serie di esperimenti e di errori, la verità, corroborata dalla memoria delle cose già viste, diviene dominio dell’occhio. Allora sopraggiunge questo pensiero: ” Ma sì, certo, è un uomo. Non potrebbe essere altro; strano che non l’abbia riconosciuto subito! “ La mente che risiede dietro un occhio difettoso non compie un simile lavoro; non pensa nemmeno minimamente di poter osare di compierlo. Possiede il concetto errato che debba essere l’occhio, da solo, a portare le immagini alla mente, e che questa debba attendere in uno stato di inerzia e di languido ozio. Un miope ritiene che servirsi della memoria o dell’immaginazione per agevolare la visione, non significherebbe vedere, ma indovinare. Egli, invece, per vedere da lontano, sforza i deboli occhi e serve dei muscoli per tentare di conquistare con la forza la visione. Questo tentativo non riesce mai e, anzi, indebolisce il visus. invece di lasciare agire da soli gli occhi indeboliti, nella speranza che possano identificare un oggetto, Un uomo può pensare di vedere la lettera C, ma la mente attende, distratta, che gli occhi, lottando strenuamente, riescano a identificare la lettera o abbandonino la partita. Invece dovrebbe dirsi: ” Vedo una lettera tondeggiante, potrebbe essere una C, una O oppure una Q “. Poi la mente, aiutata dall’occhio, dovrebbe interpretarla. È la lotta per colmare la distanza che determina la miopia. Conseguentemente, se vogliamo liberare gli occhi da ogni fastidio, dobbiamo desistere dall’abitudine di sforzarli. Sarà allora che si verificherà la visione. È incoraggiante il fatto che nessuno sforzo può essere costante. A volte, quando ci sforziamo di meno, la visione migliora immediatamente; quando invece ci sforziamo di più, la visione diminuisce. Tutti. i miopi che di tanto in tanto aboliscono gli occhiali avvertono che la visione da lontano si svela loro, talvolta, con una improvvisa chiarezza, pari a quella apportata dagli occhiali. Si tratta di una fuggevole parentesi di vista normale O più che normale, probabilmente di breve durata, poiché sopravverrà immediatamente la vecchia abitudine dello sforzo per vedere. Però questi transitori assaggi della visione di cui godono le persone dotate di vista normale incoraggiano il miope a sviluppare un rilassamento sufficiente a conservare il funzionamento normale degli occhi. Gli psicologi sono concordi nell’affermare che la paura provoca contrazione muscolare. I due muscoli obliqui che circondano l’occhio, permettendogli di allungarsi, sono, nell’occhio miope, contratti. Essi si allenteranno e collaboreranno con i muscoli antagonisti, i retti, solo quando gli occhi e la mente saranno rilassati; una buona visione, quindi, consiste nella buona abitudine di guardare in stato di rilassamento. Le buone abitudini possono essere acquisite solo mediante esercizi sull’uso corretto degli occhi, in modo che questi si comportino normalmente e senza essere costretti ad una continua attenzione. Il dottor John Dewey ci dice che la visione avrà luogo quando gli esercizi pratici integreranno l’abitudine della coordinazione occhio-mente fino al punto di renderla spontanea. Gli occhi miopi provano un così grande timore della distanza da perdere ogni velleità di vedere da lontano e lasciare che il mondo si esaurisca, per loro, in uno spazio vicino. Questa mancanza di attenzione mentale è una pessima abitudine. A occhi di questo tipo bisogna insegnare a tornare a pensare in termini di distanza e ad interessarsi alle cose lontane. Ciò rappresenta appunto il primo passo per liberarli dallo sforzo. Un giorno una ragazza miope diceva in tono di rammarico: ” Ma io non riesco a vedere all’estremità opposta della stanza! ” Le chiesi allora: ” Che cosa non riesce a vedere? Scorge la parete? Ne abbraccia l’altezza e la larghezza? Vede la porta e le finestre munite di persiane? Che altro c’è poi? Guardi e me lo dica”.. Ricevuto l’ordine di analizzare ciò’ che vedeva, la ragazza descrisse un quadro ad olio appeso alla parete, il soggetto in esso ritratto, una libreria, il vaso e i soprammobili posati su di essa, un lume, una poltrona, la scrivania e, infine l’occorrente per scrivere cioè una penna, una matita e una riga disposte su una cartella. Le venne quindi spiegato che il difetto non consisteva nella sua vista, ma nella sua mente, incapace di servirsi con profitto degli occhi. La stessa alunna entrò un giorno in una stanza della sua casa dove erano stati sistemati un divano e alcune poltrone nuove color verde smeraldo. I mobili precedenti erano di color marrone e sciupati, e il contrasto doveva quindi colpire l’attenzione di chiunque conoscesse la stanza. ” Le sono piaciuti i mobili nuovi, che ha visti passando? ” le chiesi. ” Oh, li hanno portati? ” rispose la ragazza, sorpresa. Aveva attraversato la stanza senza notare il cambiamento. Il divano e le due enormi poltrone non potevano sfuggire nemmeno ad una persona miope. La ragazza si era semplicemente rifiutata di guardare. E così che tutti i miopi trascorrono l’esistenza: le loro menti si astengono dal guardare. MIOPIA (Prima di eseguire questi esercizi, togliete gli occhiali.) i miopi debbono imparare varie cose, per poter vedere gli oggetti, in distanza, senza occhiali: Analizzate quello che vedete, osservate se si tratta di un oggetto grande o piccolo, dritto o curvo, alto o basso, spesso o sottile, largo o stretto. Gli occhi abituati a vedere le cose distanti più di tre metri come macchie confuse, sogliono ignorare i contorni (vale a dire i precisi punti in cui la luce abbandona l’oggetto) nè pensano mai di analizzare le forme, ciò che agevolerebbe la mente nel compito di interpretare l’oggetto osservato. Un buon esercizio consiste nel disegnare, ad occhi chiusi, con l’indice, le lettere maiuscole dell’alfabeto sul palmo della mano, e di ripetersi il contorno sommario di ogni lettera. La A è un angolo, la B, la C, la D, sono curve, la E è un rettangolo, la F è alta, ecc. Rimarrete sorpresi dall’interesse che le lettere susciteranno in voi. Molti miopi sogliono osservare: “Sì, ora che avete richiamato la mia attenzione su quell’oggetto, riesco a vederlo benissimo, ma prima non l’avevo notato”. Il motivo per il quale non l’avevano notato risiede nel fatto che i loro occhi non avevano percorso tutto l’oggetto, non si erano mossi. Si erano completamente fissati su un solo punto, cercando di assorbirlo come un tutto unico, di inghiottirlo, se così si può dire. Nè gli occhi, nè la mente possono funzionare in condizioni del genere. Essi debbono spostarsi in una rapidissima successione su ogni parte dell’oggetto, vedendone ogni proporzione separatamente per la frazione di un secondo, senza lasciarsi sfuggire nessuna particella. In altre parole, insegnate agli occhi a muoversi. Un buon esercizio consiste nel contare rapidissimamente una serie di cose. Non adatte alla precisione, ma imponetevi di contare. Scoprirete che l’occhio, esercitandosi ogni giorno, salterà un numero sempre minore di componenti di ogni serie di oggetti. Quali cose dovete contare? I festoni e le ripetizioni di un modello, i fiori di una tappezzeria, le righe di una stoffa, i libri su uno scaffale, i finestrini di un treno o di un tram che passa, le teste degli spettatori davanti a voi durante uno spettacolo, gli uccellini appollaiati sui fili del telefono. Se non siete fisionomisti, ciò dipende probabilmente dal fatto che non osservate i volti nel senso vero della parola. Insegnate alla vostra attenzione a percorrere tutti i lineamenti, da un occhio all’altro, da un sopracciglio all’altro, dal naso alla bocca, al mento e poi, di nuovo, agli occhi. Paragonate la forma e l’espressione degli occhi alla forma e all’espressione di altri occhi. Notate la proporzione o la disarmonia delle sopracciglia e delle orecchie. Studiate il naso, la bocca, il mento. Osservate se entrambi i lati del viso sono identici. Compiendo tale esplorazione, scoprirete particolari affascinanti. Quando avrete visto tutto il viso, potrete rammentarlo. Gli occhi sforzati cercano di assommarlo in un’occhiata. Si fissano su una sola parte e, naturalmente, non riescono a ricordare il resto. Gli occhi miopi si sentono tanto intimiditi dagli oggetti distanti che non vogliono correre il rischio di un insuccesso azzardando un’occhiata. Per tale motivo il mondo si restringe intorno ad essi in un campo sempre più limitato fino a che i miopi non pensano neppure a guardare quanto potrebbero scorgere. Nemmeno gli occhiali riescono a correggere questa abitudine mentale. L’occhio deve costantemente cercare la visione e il desiderio di conoscere la risposta alla domanda: ” Che cos’è? ” deve essere sempre più ardente. GLI OCCHIALI Spesso i nostri allievi miopi ci chiedono :”Dovrei togliermi gli occhiali immediatamente e non inforcarli mai più?” La risposta è: no. Non lasciate gli occhiali se non quando la vostra vista non sia in grado di funzionare ugualmente senza di essi. certo che non vi avvicinereste mai ad uno storpio, desideroso di imparare a camminare, per afferrargli le grucce e gettarle via. Gli insegnereste invece a servirsi gradualmente delle membra e ad acquistare una resistenza capace di farlo rimanere in piedi e di farlo camminare senza aiuto. Allora sì che lo storpio non avvertirebbe più il bisogno delle grucce. Analogo ragionamento vale per gli occhiali; col rafforzarsi della visione saranno frequenti le occasioni in cui non avvertirete il bisogno degli occhiali. Dobbiamo emancipare gli occhi dalle grucce a misura che la visione si sviluppa. Normalizzandosi la vostra visione e risultando gli occhiali da voi usati troppo forti, dovrete consultare l’oculista circa l’opportunità di passare a lenti più deboli. Gli occhi miopi vedono bene da vicino. Per essi non è quindi gravoso leggere anche una stampa minuta, purché il libro sia tenuto abbastanza vicino. Leggere da vicino con lenti da miopi riservate alla visione da lontano equivale a, leggere un libro col binocolo. Cercate invece di leggere ad occhio nudo. Mentre la visione da lontano si andrà regolarizzandosi scoprirete che gradualmente potrete allontanarvi il libro dagli occhi, sino ad una distanza normale. Avvertimento: non arrischiatevi a guidare l’automobile privi di occhiali, a meno che non abbiate superato l’esame di guida senza lenti. Rammentate che, finchè non raggiungono un grado di vista sufficientemente acuto, gli occhi sono non soltanto lenti nella percezione ma pigri nei movimenti. Nel pieno del traffico, gli incidenti si verificano in una frazione di secondo. Noi non imponiamo di togliere gli occhiali quando si guida; noi ricostituiamo il visus. Sarà lo stato ad esentarvi dall’obbligo delle lenti quando avrete acquistato una visione sufficiente a superare l’esame di guida. Gli occhi miopi in fase di rafforzamento, possono servirsi di occhiali forti per scorgere un oggetto che è al di là del loro campo visivo; non diversamente il capitano d’una nave si serve del binocolo per scorgere cose che sfuggono alla vista di occhi normali. Siate giudiziosi: non correte rischi ed evitate gli sforzi. Vi sono molti luoghi e molte situazioni che non richiedono una concentrazione mentale, e un occhio miope può servirsi del proprio potere a suo piacimento; ad esempio, quando ci si veste, al mattino.
MOUTH OF FLOWER
LA VISTA DEI BAMBINI
COME SI SVILUPPA E’ noto che la funzione visiva non è innata nel bambino bensì si forma, matura e si sviluppa man mano nei primi anni di vita.Fino a qualche anno fà si pensava che, alla nascita, i bambini non potessero vedere niente e percepissero solo la luce e il buio. Oggi si sa che il neonato riesce a mettere a fuoco una distanza di circa 20-25 centimetri ed una vista particolarmente adeguata alle sue esigenze. E’ giusto la distanza tra lui e il seno della mamma quando lo nutre e stabilisce con lui il suo primo importantissimo rapporto d’amore.Nel primo mese di vita se guarda lontano tutto è confuso. I suoi occhi non hanno ancora la capacità di focalizzare un oggetto a grande distanza, non lavorano all’unisono e può capitare che uno ruoti fuori dalla linea dell’altro provocando il cosiddetto “strabismo neonatale”: questo fenomeno però non deve preoccupare, perché scompare nelle successive settimane di vita, quando si sviluppa la prima visione binoculare e si rafforzano i muscoli che muovono e coordinano l’orientamento degli occhi.In questo periodo il bimbo viene attirato dalle forme in movimento, dalle linee curve che appartengono al volto e al corpo della mamma, ama gli oggetti grandi e la luce.Il neonato dunque vede bene ciò che ha bisogno di vedere e schiva la confusione che gli deriverebbe dal vedere cose che non avrebbero importanza per lui nei primi giorni di vita ! La cosa più importante è stabilire un solido contatto visivo con la madre ed è per questo che la mamma che porta gli occhiali, dovrebbe guardare il proprio bambino senza portarli …proprio affinché non ci sia nulla che si frappone tra le sue emozioni e quelle del suo bambino poiché fin dall’inizio deve avere un contatto visivo con la propria madre, uno sguardo che dà origine al profondo legame affettivo che si crea tra i due fin dal primo momento di vita.Per favorire lo sviluppo della facoltà visiva, la mamma può stimolare il piccolo quando lo allatta al seno o lo tiene in braccio, rivolgendo i suoi occhi verso quelli del piccolo, in questo modo viene a strutturarsi un gioco di sguardi essenziale oltre che per la vista per stimolare lo sviluppo mentale e affettivo.A due – tre mesi la capacità visiva del neonato aumenta molto rapidamente e il suo campo visivo si estende a 30-40 centimetri anche per una migliore mobilità della testa.Ora esplora con gli occhi lo spazio che lo circonda, sia persone che cose in movimento, è attratto dalle tinte forti come il rosso, il blu e il verde e dalle luci intense. Ora è in grado di distinguere forme diverse e la coordinazione dei movimenti di entrambi gli occhi diventa sempre più stabile. A quattro – sei mesi gli occhi del bambino sono a metà del loro sviluppo. La visione dei colori è simile a quella degli adulti, riesce a vedere bene nel raggio di parecchi metri intorno a sé; migliorano le sue capacità di coordinare vista e movimento, riesce a seguire con gli occhi gli oggetti in movimento, inizia ad afferrare gli oggetti e passa molto tempo ad osservarli tra le sue mani.Riconosce perfettamente il viso dei genitori e dei familiari e sa distinguere anche le loro diverse espressioni.A sette mesi – un anno il bambino acquisisce la padronanza dei movimenti oculari e per questo analizza sempre più da vicino gli oggetti, esplorandoli con attenzione nei dettagli. Il passaggio dalla posizione sdraiata a quella seduta, dal muoversi strisciando sul ventre al gattonare e infine al raggiungimento della posizione eretta, gli consentono di migliorare le sue capacità di apprendimento grazie proprio alle aumentate competenze visive. A un anno le immagini gli appaiono con i contorni ben delineati e i colori ben definiti.Da due ai sei anni il bambino perfeziona la capacità di localizzare e mettere a fuoco i particolari delle cose e comincia ad indicare le cose lontane anche se parecchio distanti da lui e di piccole dimensioni. Muovendosi e camminando sempre più agevolmente, sviluppa sempre meglio la percezione visiva dello spazio. Intorno ai tre, quattro anni si sviluppa la capacità di riuscire a dissociare i movimenti degli occhi da quelli della testa.A sei anni, il processo di maturazione dell’occhio sarà completato e il bambino avrà la capacità di vedere bene i dieci decimi. Cosa possiamo fare per aiutare il nostro bambino ad avere sempre una buona vista?Poiché le statistiche attuali rivelano una crescita allarmante nel numero di bambini con problemi visivi è il caso di chiedersi cosa si sta facendo e cosa si potrebbe fare.Oggi i bambini passano troppo tempo davanti al computer e alla televisione e troppo poco tempo a manipolare giocattoli, a correre, a usare l’immaginazione e la fantasia.Il mondo della televisione fornisce ai bambini argomenti pronti, come i cibi precotti e preconfezionati che non contengono l’energia di chi li ha prodotti e preparati con amore bensì la fredda preparazione industriale.La sedentarietà provoca problemi di coordinazione occhio-mano e disturba la fusione tra i due occhi nel periodo formativo. Inoltre tale stile di vita che limita i rapporti e il dialogo con la famiglia e le proprie emozioni porta alla soppressione delle stesse e delle sensazioni naturali causando tensioni muscolari croniche che si riflettono anche sui sei muscoli degli occhi. La tensione dei sei muscoli oculari crea una “armatura muscolare” che finisce col distorcere tutte le percezioni visive. A questo punto trovo interessante citare l’oftalmologo americano Gesell di cui mi piace riportare quanto segue:"La visione umana presenta una complessità paragonabile a quella della parola e passa attraverso fasi di sviluppo che possono esserle paragonate. Inoltre la visione non è una funzione separata e isolata, ma è profondamente integrata con tutto il sistema d’azione del bambino: postura,, abilità e coordinazione manuale, intelligenza e persino personalità. Insomma la visione è così intimamente integrata con il bambino nella sua totalità, che non possiamo comprenderne l’economia e l’igiene senza studiare il bambino nel suo insieme."(Gesell Univ. Yale) Oggi più che mai queste affermazioni sono valide. Autrice Janet Goodrich