Maria grazia gentile - Fisioterapista - Studio Riabilitazione
Il Ginocchio
L’articolazione del ginocchio è formata essenzialmente da due ossa, il femore (coscia) e la tibia (gamba). Nella parte anteriore, partecipa all’articolazione anche la rotula, un osso sesamoide che, oltre a proteggere il ginocchio, facilita l’azione del muscolo quadricipite durante l’estensione della gamba. Un quarto osso sottile posto lateralmente alla tibia (perone) completa l’articolazione.


Tutte le superfici articolari sono rivestite di cartilagine, uno speciale tessuto protettivo che diminuisce gli attriti interni all’articolazione. Un’altra protezione da traumi ed usura deriva dalla presenza di due menischi, uno mediale ed uno laterale. Entrambe queste strutture, dalla forma semilunare, funzionano come cuscinetti “ammortizzatori”, facilitando i movimenti e proteggendo l’intero ginocchio.

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Un manicotto fibroso, chiamato capsula, avvolge l’intera articolazione, stabilizzandola durante i movimenti. Una membrana, detta sinoviale, riveste la superficie interna della capsula e secerne un liquido vischioso che lubrifica e nutre l’articolazione.

Il ginocchio, inoltre, è stabilizzato da quattro robusti legamenti: due laterali, chiamati rispettivamente collaterale mediale o interno (LCM) e collaterale laterale esterno (LCL); e due interni, detti crociato anteriore (LCA) e legamento crociato posteriore (LCP).


Esistono poi numerose altre strutture anatomiche, come borse e legamenti minori, che nel loro insieme provvedono ad aumentare la stabilità e la funzionalità dell’articolazione.

Come detto, l’articolazione del ginocchio è particolarmente complessa e le condizioni patologiche che possono interessarla sono numerose. Fra di esse si ricordano l’artrosi, l’artrite reumatoide, la cardiopatia rotulea, il morbo di Osgood-Schlatter, lo strabismo rotuleo, la tendinite, la sindrome della bandelletta ileotibiale (nota anche come ginocchio del corridore), le meniscopatie, le borsiti del ginocchio, le lesioni dei legamenti crociati, ecc.

Molte delle condizioni patologiche sopra citate sono causa di usura cartilaginea più o meno grave.

Per quanto concerne il mio lavoro, diverse sono le patologie del ginocchio che tratto: distorsioni, lesioni dei legamenti collaterali e dei crociati, lesioni meniscali, etc. In particolare, il trattamento post operazione chirurgica più importante e “pesante”, per le sue implicazioni psicofisiche, è indubbiamente quello dopo una protesi al ginocchio.



-ARTOPROTESI DEL GINOCCHIO-


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L’intervento di artoprotesi è una pratica chirurgica oramai consolidata e che fornisce ottime prospettive risolutive.

Io sono solita accompagnare nel percorso riabilitativo, anche prima dell’intervento, tutte le persone che ne fanno richiesta, in questo modo di procedere è possibile accorciare di molto i tempi di recupero. In che modo? Non trattando esclusivamente il ginocchio, bensì preparando il corpo a ricevere la protesi, lavorando in postura.


Nella fase post operatoria, una volta usciti dalla degenza, io procedo subito insegnando al paziente ad usare il Kinetec (apparecchio di fisioterapia che vi aiuta a portare e mantenere il ginocchio a quei gradi di flessione che il chirurgo prescrive).

Un tempo, quando esso non esisteva, la fisioterapia era molto più complessa e si doveva andare in Riabilitazione ogni giorno. Oggi, con le nostre tecniche e l’aiuto del macchinario, possiamo trattare anche solo una volta a settimana: senza stress, fatica ed ansia. In pratica ci aiuta tutti!

Nel trattamento con il Kinetec, partendo da una flessione minima ed aumentandola di giorno in giorno, si lavora per circa 2-3 ore al giorno. (Nelle situazioni di dolore si usa il ghiaccio ed i miei impacchi).

Procedo, inoltre, ad insegnare tutti i vari passaggi posturali:

- dal letto alla sedia;

- dalla sedia ai servizi igienici;

- camminare con i canadesi (bastoni per appoggio, “stampelle”) e con essi scendere e salire le scale;

- altri accorgimenti.


Con il passare del tempo, il chirurgo ci dirà quando procedere per lasciare il primo “canadese” e poi l’altro.

Io vi seguirò aiutandovi ad impostare il passo per il tempo a voi necessario, che si differenzia sempre da persona a persona, fino alla vostra completa autonomia.

Lavoreremo non solo per sbloccare il ginocchio, ma anche per reintegrarlo nella postura. Stimoleremo l’uso dell’arto, senza dolore, migliorando la sua funzionalità e conferendo sicurezza ed equilibrio nel cammino, grazie ad i quali consentiremo il ritorno ad un uso ottimale non solo del ginocchio, ma di tutto il corpo, nella vita di tutti i giorni.

Ricordiamoci SEMPRE che non siamo fatti a “pezzetti”! Sotto il ginocchio ci sono la caviglia ed il piede, sopra ci sono l’anca e la colonna… e chi non ha mai avuto problemi in quest’ultima?!?


Ricapitolando. Un problema al ginocchio, precedente all’intervento, ha prodotto degli atteggiamenti di difesa nel resto del corpo. Con le mie tecniche cercheremo di ripristinare il suo funzionamento nella migliore delle possibilità.


…E POI… CALMA E PAZIENZA! IO SONO CON VOI!



RICOSTRUZIONE CHIRURGICA DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE (LCA)


Quando nel 1983 ho iniziato a trattare gli interventi sul legamento crociato, era davvero una “crociata”…!

La chirurgia effettuata era molto pesante, l’arto veniva ingessato, la riabilitazione la inventavo, non esistendo manuali, protocolli o insegnanti (almeno in Italia), paziente per paziente, mettendo insieme le mie conoscenze con l’esperienza dei miei colleghi in Francia.

Per ciò che riguarda l’ambito sportivo, nonostante il durissimo lavoro post operatorio, in molti tornavano sui campi di gioco; altri venivano sopraffatti dalla paura di nuovi traumi, in particolare per la rigidità articolare e per le implicazioni psicologiche derivate da un simile intervento.



La chirurgia ha fatto passi da gigante, per quanto riguarda la tecnica di ricostruzione del legamento crociato, ma non si può dire lo stesso per quanto riguarda la Riabilitazione.

In seguito all’infortunio, è necessario pianificare un programma di riabilitazione che utilizzi un periodo di preparazione all’intervento e un periodo di rieducazione post operazione.

Il periodo preoperatorio è di fondamentale importanza, in quanto permetterà all’atleta o alla persona traumatizzata di presentarsi alla data dell’intervento senza alterazioni posturali strutturate, quindi in grado di riabilitarsi più velocemente e meglio, dopo l‘operazione.

Il problema principale della riabilitazione nel periodo preoperatorio è l’inesistenza di studi precisi sulle modalità di manovra, a tal punto che troppo spesso ci si affida al caso, rischiando di creare danni maggiori rispetto a quelli iniziali.


Per gli sportivi (altresì per le persone comuni):


La corretta Riabilitazione da utilizzare nel periodo post operatorio dovrebbe provvedere a decongestionare l’articolazione lesa; dovrebbe utilizzare una tecnica riabilitativa che faccia recuperare il range di movimento, che riequilibri la muscolatura dell’arto interessato sollecitando il sistema propriocettivo.


Superato il giorno dell’intervento inizierà il periodo della riabilitazione vera e propria.

Diverse sono le scuole di pensiero.

Il grosso problema a cui bisogna far fronte è che le conoscenze attuali sui tempi di ripristino e consolidamento del neo-legamento impiantato non possono stabilire quando e con quali carichi gli esercizi riabilitativi sono veramente sicuri ed efficaci.

“Non è chiara la relazione che intercorre tra gli esercizi terapeutici e il comportamento biomeccanico del neo-legamento” (Beynnon 1992). Lo stesso Beynnon ha inserito un trasduttore di tensione per via artroscopica in vivo per registrare la deformazione che subisce il LCA (legamento crociato anteriore) durante esercizi a catena cinetica chiusa e aperta. Si intende per esercizio a catena cinetica aperta “quando il segmento distale è libero di muoversi nello spazio” (Palmitier 1991) mentre l’esercizio è a catena cinetica chiusa “quando il segmento distale è fisso” (Palmitier 1991).

Durante la riabilitazione, è fondamentale scegliere gli esercizi giusti e meno pericolosi, in modo da riportare soprattutto l’atleta, alle condizioni di forma ottimali.

Gli esercizi con catena cinetica aperta, si è visto che, negli ultimi gradi di estensione del ginocchio da 30° a 0° le sollecitazioni a carico del LCA sono notevoli. Da preferire a quest’ultimi gli esercizi a catena cinetica chiusa che non sovraccaricano il legamento operato e determinano uno stimolo buono per lo sviluppo muscolare il tutto con una buona sicurezza di non essere lesivi. Gli esercizi a catena cinetica chiusa inoltre danno la possibilità di eseguire una co-contrazione da parte degli ischiocrurali che si oppongono allo scivolamento anteriore della tibia sul femore. Nell’esecuzione degli esercizi a catena cinetica chiusa sarà importante anche l’angolo di flessione del tronco in quanto “più l’anca si flette più i muscoli che vanno dall’ischio alla gamba subiscono un accorciamento relativo e più si tendono” (Kapandji 1974).

Durante il movimento in estensione, si verificano notevoli forze di compressione e di taglio a livello del LCA, quindi è un esercizio da sconsigliare a chi vuole riabilitare un ginocchio soprattutto nei primi mesi post intervento.

Tutto sembra chiaro a questo punto, ovvero chi ha subìto un intervento di ricostruzione del LCA dovrebbe evitare gli esercizi a catena cinetica aperta e utilizzare quelli a catena cinetica chiusa. Le tesi sopradescritte sono state messe in discussione da un articolo apparso su “The American Journal of Sports Medicine” dal titolo “The Strain Behavior of the Anterior Cruciate Ligament During Squatting and Active Flexion-Etension. A comparison of an Open and a Closed Kinetic Chain Exercise”. Beynonn e Johnson hanno aggiornato e rimesso in discussione il loro precedente studio (1995) mettendo in evidenza che “I valori massimi della tensione del LCA ottenuti durante lo squat libero non differivano da quelli ottenuti durante una flessione ed estensione attiva eseguita in catena cinetica aperta .

Riflessioni:

Con questo non voglio creare confusione ma sotto lineare che il pianeta riabilitazione in questo caso è ancora da esplorare e da capire al meglio.

Quindi la mia regola, che utilizzo per Riabilitare un’articolazione lesa, è quella del buon senso e della personalizzazione assoluta; età, sesso, disciplina sportiva praticata, livello dell’atleta e tante altre componenti fanno sì che il tutto si diriga nella giusta direzione o meno.

Il mio motto è: RIEQUILIBRARE!

Non amo usare gli strumenti; il rinforzo verrà da solo, con l’uso corretto dell’arto!

?È inoltre fondamentale lavorare insieme ai medici che hanno eseguito l’operazione.


Funziona!


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