Maria grazia gentile - Fisioterapista - Studio Riabilitazione
Esperienza di Ri-Educazione al Movimento
Ri-Educazione al Movimento e Metodo Bates mese di Luglio. Immersi nel meraviglioso scenario del Ponte di Augusto, tra cicale innamorate ed uccelli canterini, ci siamo lasciate cullare dalla brezza leggera di un indulgente pomeriggio di luglio. Grazie ragazze!
L'Artrte Reumatoide: possibilità
Chi soffre di artrite reumatoide, e non confondiamo l’artrosi e le sue deformità con la malattia reumatica riscontrabile con opportuni accertamenti ematici, può trarre grande beneficio da un adeguato Trattamento Riabilitativo associato alla terapia farmacologica. Lo abbiamo appreso nella nostra esperienza ed è oramai convalidata da fonti scientifiche internazionali, essendo una patologia che può avere un aggravamento altamente invalidante. Non è più possibile considerare le malattie reumatiche solo sotto il profilo osteoarticolare, esse vanno inquadrate nel contesto specifico della persona in quanto condizionano profondamente la qualità della vita del soggetto. Il nostro obiettivo come Fisioterapisti è quello di prevenire, mantenere o ripristinare la capacità funzionale e articolare dell’intero apparato locomotore, compatibile con lo stadio della malattia. Agendo preventivamente una volta diagnosticata la patologia, le tecniche di Riabilitazione da noi utilizzate, focalizzano il trattamento alla singola e specifica persona, riducendo notevolmente la sintomatologia dolorosa e prevenendo le deformità. Possiamo suddividere il programma riabilitativo per i tre gradi che considerano lo stadio della malattia - Primo grado: riguarda la diagnosi precoce della malattia e la risoluzione di problematiche mediche preesistenti. In questa fase si considerano tutte le componenti fisiche, la tipologia di lavoro del soggetto, la sua vita sociale, quella affettiva, la sua alimentazione. Ogni persona è diversa dall’altra pur manifestando la stessa patologia che caratterizza il soggetto. Ogni individuo ha infatti la sua storia familiare composta di malattie ereditarie, problemi posturali, atteggiamenti emotivi e mentali che lo caratterizzano. Nel corso della vita, i traumi, il lavoro che si svolge, le pratiche sportive e le malattie pregresse, le abitudini di movimenti sbagliati, interagendo con questi fattori costituzionali, concorrono a produrre modalità improprie nella gestualità e che si fissano come posture scorrette. L’artrite reumatoide, quando insorge quindi, va a sovrapporsi a una eventuale errata situazione “posturale” preesistente, creando ulteriori disequilibri. Compito della Riabilitazione, in questa fase, è quello di lavorare sulla Postura, Insegnare movimenti corretti, Educare ad uno stile di vita adeguato. - Seconda grado: quando la malattia non è stata diagnosticata per tempo ed è ormai conclamata con malformazioni già instaurate, si agisce immediatamente sui comportamenti sbagliati che inducono movimenti e posture antalgiche creando ulteriore dolore, rigidità e deformità. Per esempio se l’artrite reumatoide interessa un ginocchio o un polso, la persona riduce il movimento nel primo e la gestualità nel secondo per gestire al meglio il dolore e l’incapacità a muovere. Il corpo, in breve tempo, lascerà il ginocchio piegato e ruotato all’interno nel primo caso e costringerà, nel secondo caso, le dita a deviare per compiere i movimenti che il polso non potrà fare. Questa modalità di compensi, nel tempo, porta all’instaurarsi di complicanze dolorose anche a carico di altre strutture. Non bisogna dimenticare che il corpo lavora bene se tutte le parti sono in equilibrio, quindiin questi casi la Riabilitazione ha l’obiettivo di Prevenire l’aggravarsi della malattia attraverso un Programma Educativo concordato con la persona che preveda Tecniche di Terapia Manuale, Rieducazione Posturale e al Movimento, Terapia Occupazionale, Educazione ad uno stile di vita più congruo al soggetto. - Terzo grado: in questa fase, dove la malattia e la sintomatologia sono complesse e spesso compromesse, il ruolo della Riabilitazione diviene determinante al fine di stabilire le strategie per il recupero e il mantenimento dell’autonomia e dell’autosufficienza. Utilizziamo la Tecnica Manuale che lavora specificatamente sulla patologia articolare e settoriale ( temporo-mandibolare, piede o caviglia, spalla o mano-dita, colonna cervicale) e come sempre, sfruttiamo la Rieducazione Posturale che diventa preziosa per affrontare il sovraccarico articolare che si presenta anche nei movimenti più semplici ma ripetitivi della vita quotidiana( prendere un bicchiere, tagliare con il coltello, infilare i calzini). Fondamentale nell’approccio terapeutico di questa fase è la Terapia Occupazionale che ci permette di apportare tutte quelle modifiche necessarie affinché il soggetto possa in maniera funzionale superare i suoi handicap. IMPORTANTE, per il soggetto affetto da Artrite Reumatoide ma in generale in tutte le malattie degenerative, è coltivare la fiducia in quello che sta facendo per sé; non affaticarsi nelle sue attività quotidiane, circondarsi di persone positive, stare molto all’aria aperta e praticare attività ludiche come dipingere o cantare o semplicemente godere del verde degli alberi. Consigliamo tutti di alimentarsi con cibi di qualità evitando zuccheri, troppa carne e troppe farine. A CHI RIVOLGERSI Per avviare un Trattamento Riabilitativo in caso di artrite reumatoide è fondamentale rivolgersi a un Fisioterapista che abbia esperienza di questa patologia. Ricordare che un Trattamento Riabilitativo corretto non procura mai dolore, non è aggressivo e traumatizzante, ma graduale e rilassante. Non avete nulla da “rinforzare”, se non lo spirito positivo in ciò che vi accingete a fare. Al termine del trattamento ci si deve sentire rilassati e non stanchi. Non devono manifestarsi dolori né tanto meno tumefazioni o infiammazioni articolari.
GAMBE FELICI DURANTE L'ESTATE
Con la bella stagione e il caldo che aumenta, soprattutto noi donne, potremmo avere delle fastidiose reazioni: piedi e caviglie che si gonfiano, sensazioni di pesantezza, prurito e formicolii anche alle mani, pressione arteriosa che si abbassa. Questi sono tutti sintomi che, per alcune di noi che già soffrono di problemi legati alla circolazione, possono diventare una seria preoccupazione. Da subito possiamo modificare la nostra alimentazione privilegiare frutta e verdure fresche piuttosto che carni o latticini. Aumentiamo i liquidi, non certo gassati, preferendo tisane fresche o tiepide a base di piante aromatiche: melissa, menta e scorze di limone, citronella, hibiscus, zenzero, anice. Inventiamo centrifughe o frullati dissetanti e rimineralizzanti a base di frutta o frutta unita alla verdura, o solamente verdura. Non avremmo bisogno né di unire sale né zucchero, questi preparati sono buoni al naturale; se però non sono come voi desiderate, addolcite con del miele o dello zucchero di canna. Ricordiamo che un dolcificante naturale, utilizzato per i diabetici, lo troviamo nelle foglie di stevia ( pianta reperibile nei più forniti vivai) che metteremo sminuzzate e in infusione nel nostro preparato. Altra pratica importante per proteggersi dalla calura è bagnarsi spesso varie parti del corpo: braccia, collo, gambe. Possiamo guardare la televisione con i piedi a bagno in una bacinella, possiamo tenere una bacinella di acqua a portata di mano e di tanto in tanto bagnarci il collo e le braccia con una pezzolina o una spugna. Non serve fare tante docce, basta tenere bassa la nostra temperatura con dei bagnoli come sopra descritto. Camminare, camminare, camminare con il fresco, durante le prime ore del mattino o prima della cena. Mentre camminiamo consentiamoci di ascoltare ed esplorare il nostro passo così da piegare bene le dita del piede posteriore ( fig.3); questa propulsione permetterà alla “pompa” circolatoria” degli arti inferiori di drenare. La notte posizioniamo le gambe più in alto del nostro corpo, magari ponendo sotto le zampe del letto un rialzo di 5cm. Questo migliorerà la nostra circolazione e la mattina ci sentiremo più leggere. Possiamo praticare una idroterapia casalinga, munendoci di due secchi di acqua: un secchio di acqua calda, come quella che utilizzavamo quando si faceva il bagnetto ai bambini, e un secchio di acqua fredda che preleviamo direttamente dal rubinetto di casa. Lontano dai pasti, immergiamo i piedi prima nell’acqua tiepida per 60 secondi e poi nell’acqua fredda per 20 secondi; ripetiamo l’operazione per una decina di volte, terminando con l’acqua fredda. Ci sono punti di agopuntura da utilizzare con una pressione lieve: A un punto si trova sulla faccia interna delle gambe, posizionando 4 dita sopra il malleolo interno(fig.1). In quel punto massaggiare delicatamente per alcuni minuti con il polpastrello del dito medio. B un punto è situato sul piede, prima dell’articolazione dell’alluce (fig.2). Massaggiare per alcuni minuti con il polpastrello. Un’altra efficace soluzione è l’utilizzo della pallina da tennis per massaggiare la pianta del piede. Questo procedimento lo può effettuare solamente chi l’ha già praticato altre volte e tutti coloro che lo hanno già fatto con me; non consiglio di prendere iniziativa da soli. Non è pericoloso, ma possono esserci delle sgradevoli reazioni neurovegetative che è necessario riuscire a riconoscere. Chi avrà la fortuna di andare al mare o al lago si bagni contiuamente, nuoti passeggi dentro l'acqua. Ricordiamoci che il sole non fa male, ma chi ha vene varicose o ha avuto flebiti, è meglio che metta le gambe all’ombra piuttosto che coprirle con un asciugamano per proteggerle. Buona estate!
PARLIAMO DI SCIATICA
Inizio l’ articolo affermando due cose: 1) che esiste una sciatica reale e conclamata e una "falsa" sciatica. 2) che nella esposizione sotto riportata quando uso il termine “causa” questa è solo descrittiva. La reale causa della sciatica, come di qualsiasi altro dolore articolare, va ricercata nei nostri abituali movimenti errati; nei nostri processi viscerali,, nella nostra indifferenza ad ascoltare il corpo, tranne quando arriva il dolore; nel considerarci a "pezzetti" e non nell'insieme. Non tutti i dolori che interessano la parte posteriore dell'arto inferiore sono da attribuirsi ad una sciatica. Anche in presenza di una ernia vertebrale, questa non è detto sia la causa della parestesia o del dolore bruciante dell'arto. La vera sciatica si presenta, alla risonanza magnetica, con una importante ernia vertebrale che comprime la radice nervosa dello sciatico, per l'appunto. Il dolore inizia dalla parte bassa della colonna vertebrale, percorre posteriormente tutta la coscia, il polpaccio e termina sulla punta del piede rendendo impossibile, nei casi più gravi, sollevarne l'alluce e le dita da terra. È intrattabile, la persona che ne soffre sembra non trovare pace in nessuna posizione. Quando da supino si prova a sollevare, anche di poco, tutta la gamba, il dolore si accentua ( manovra di Lansegue ). Il paziente, in questo caso, dovrà astenersi da qualsiasi attività domestica o lavorativa, osservando il dovuto riposo, mentre il medico consiglierà la terapia farmacologica più adeguata. Uno dei maggiori imputati, o meglio, la “goccia che fa traboccare il vaso” dell’infiammazione sciatalgica è l’ennesimo sforzo fisico eccessivo in presenza di una cattiva postura, vecchie cicatrici addominali o ripetute infiammazioni viscerali che deviano la colonna. Vorrei precisare che non esiste una sciatica che inizia dal ginocchio e scende, non esiste una sciatica che inizia dal piede e sale verso la coscia, non esiste una sciatica che dalla coscia gira intorno al ginocchio. Il decorso dello sciatico è UNO, preciso e inequivocabile; non ha " percorsi alternativi"! La Riabilitazione inizierà quando attenuato, ma non completamente scomparso, il dolore. Dobbiamo ricordare che proprio “quel” minimo di dolore ci guiderà nel compiere il GIUSTO movimento, praticare una buona Rieducazione Posturale e cambiare le cattive abitudini di vita quotidiana. La "falsa" sciatica, detta anche “sindrome del piriforme”, si manifesta nella parte esterna del gluteo, prosegue posteriormente lungo la coscia e può arrivare ad interessare il piede o fermarsi al ginocchio. Può essere presente una ernia, ma molto spesso è di piccole dimensioni. La causa della compressione dello sciatico e il conseguente dolore, accompagnato spesso dal formicolio nella gamba, è dato dalla rigidità o dalla contrattura di un piccolo muscolo triangolare, il piriforme, localizzato in profondità nella natica. In questa caratteristica circostanza ci sono posizioni che attenuano il dolore; alcune persone stanno meglio se camminano, altre se stanno sedute, altre ancora hanno sollievo con l'arto alzato o piegato. Per tutti coloro affetti dalla " falsa" sciatica, mettere la colonna in scarico è di grande sollievo. In questi casi una Rieducazione Posturale precoce aiuterà a superare il dolore e ristabilirà a breve il giusto equilibrio funzionale. TUTTI si dovranno far carico di modificare le proprie abitudini quotidiane. Tutti gli sportivi torneranno a praticare la loro attività fisica dal momento che avranno anche imparato a modificare il loro gesto atletico. I pigri e i sedentari torneranno di nuovo a sorridere!
Mantenersi in forma, si può fare!
G. ha ottantasette anni, porta protesi ad entrambe le ginocchia. Mantenersi in forma fino a tarda età si può realizzare imparando a prendersi cura di sé, imparando ad ascoltare ciò che ci fa stare bene piuttosto ciò che ci procura tensione o dolore. Mantenersi in attività fisica ottimale significa utilizzare il corpo in maniera gentile, senza forzare, senza pretendere di avere sempre trenta anni; mangiando bene, avendo cura della propria salute, non solo fisica ma anche emotiva e mentale Tutti lo possiamo realizzare. Chiedeteci. Saremo felici di aiutarvi!
Trattare la CAUSA, non solo il SINTOMO
La fisiologia come scienza afferma che i miglioramenti funzionali di una qualsiasi parte del corpo sono sempre seguiti da un miglioramento organico della parte stessa. Nel caso di una ernia al disco, una tendinite, una borsite, una qualsiasi altra infiammazione o patologia articolare, le cattive abitudini funzionali sono UNA delle cause predisponenti a determinare le suddette sindromi ed altre ancora. La Riabilitazione e l'acquisizione di nuove e migliori abitudini, quindi, conducono spesso ad un rapido miglioramento e alla risoluzione del problema! Un'altra causa di disfunzione articolare può essere legata a patologie viscerali: una cicatrice addominale, una infiammazione intestinale... Molte deficienze funzionali sono inoltre accompagnate da uno stato di tensione nervosa, sia primaria che secondaria, e così il circolo vizioso: tensione- dolore / dolore-tensione. Migliorare la funzionalità e quindi modificare anche le abitudini, allevia la tensione collegata alla disfunzione, ossigena i tessuti e tutto questo si ripercuote anche sulle condizioni generali. Lavorare sulla funzionalità, trattare la GLOBALITÀ di una persona, sostenerla nel cambiare abitudini la aiuterà a ritrovare un nuovo equilibrio. Cerchiamo quindi di trattare la CAUSA non solo il SINTOMO! Volentieri ci occupiamo di Voi!
LA RIEDUCAZIONE E L'ACQUISIZIONE DI NUOVE ABITUDINI
La fisiologia come scienza afferma che i miglioramenti funzionali di una qualsiasi parte del corpo sono sempre seguiti da un miglioramento organico della parte stessa. Nel caso di una ernia al disco, una tendinite, una borsite, una qualsiasi altra infiammazione o patologia articolare, le cattive abitudini funzionali sono UNA delle cause predisponenti a determinare le suddette sindromi ed altre ancora. La Rieducazione e l'acquisizione di nuove e migliori abitudini,quindi, conducono spesso ad un rapido miglioramento e alla risoluzione del problema! Un'altra causa di disfunzione articolare può essere legata a patologie viscerali: una cicatrice addominale, una infiammazione intestinale... Molte deficienze funzionali sono inoltre accompagnate da uno stato di tensione nervosa, sia primaria che secondaria, e così il circolo vizioso: tensione- dolore / dolore-tensione. Migliorare la funzionalità e quindi modificare anche le abitudini, allevia la tensione collegata alla disfunzione, ossigena i tessuti e tutto questo si ripercuote anche sulle condizioni generali. Lavorare sulla funzionalità, trattare la GLOBALITÀ di una persona, sostenerla nel cambiare abitudini la aiuterà a ritrovare un nuovo equilibrio. Cerchiamo quindi di trattare la CAUSA non solo il SINTOMO! Volentieri ci occupiamo di Voi!
Il MARE COME TERAPIA
Nuotare nel mare è forse il metodo migliore e più divertente per dare un bello stimolo al corpo, risvegliare la circolazione, tonificare la pelle e smaltire un po’ di cellulite!…Lo dovremmo fare soprattutto al mattino presto; l’idea inizialmente può spaventare, ma entrare in acqua vi sorprenderà. Entrate lentamente per adattarvi ma poi tuffatevi e nuotate, camminate, muovetevi adagio, galleggiate. Sentitevi leggere, immaginatevi delfini, meduse, papere, alghe. Non abbiate paura se vi si bagnano i capelli, si asciugheranno. Cinque, dieci minuti in acqua sono sufficienti, poi uscite. Asciugatevi al sole sdraiandovi o passeggiando un poco e poi andate a godervi la colazione. I giorni di vacanza sono fatti per cambiare abitudini, sperimentare, lasciarsi andare… fosse solo per una giornata!
TAPING
Possiamo usarlo nele patologie osteoarticolari degli sportivi ma anche nelle patologie della Temporo-Mandibolare. Chiedete!
IL DOLORE CRONICO
"Come combattere il dolore cronico, ma anche quello acuto". Se già conosciamo il dolore che ci affligge, dal momento che lo abbiamo sperimentato più volte, possiamo cercare un luogo della nostra casa, un angolo tranquillo nel quale rifugiarci per:1 stare seduti su di una sedia, poltrona, sgabello ( come vi ho sempre insegnato), comodi e rilassati.2 chiudere gli occhi e focalizzare l'attenzione sul respiro. L'aria che entra, l'aria che esce.3 rilassare tutti i muscoli del viso, soprattutto la mandibola; rilassare le spalle, sentirsi comodi e a proprio agio.4 convogliare, visualizzando, l'aria che entra in un punto specifico del corpo ed espellerla immaginando di portar via da lì tutta la tensione che si percepisce. Questa pratica potrebbe essere sperimentata ed eseguita soprattutto quando si è in una fase di ben_essere. Questo perché ci è necessario imparare a disciplinare la nostra mente nel comporre pensieri che creiamo noi stessi, volontariamente. Non lasciamoci catturare e trascinare dal dolore, dai pensieri negativi, dall'ansia, dalla rabbia...proviamo a trasformare!Molte di noi già riescono, continuiamo...!
PARLIAMO DI SCIATICA
Inizio l’ articolo facendo due premesse : 1) che esiste una sciatica reale e conclamata e una "falsa" sciatica. 2) che nella esposizione sotto riportata quando uso il termine “causa” questa è solo descrittiva. La reale causa della sciatica, come di qualsiasi altro dolore articolare, va ricercata nei nostri abituali movimenti errati; nella nostra indifferenza ad ascoltare il corpo, tranne quando arriva il dolore; nel considerarci a "pezzetti" e non nell'insieme. Non tutti i dolori che interessano la parte posteriore dell'arto inferiore sono da attribuirsi ad una sciatica. Anche in presenza di una ernia vertebrale, questa non è detto sia la causa della parestesia o del dolore bruciante dell'arto. La vera sciatica si presenta, alla risonanza magnetica, con una importante ernia vertebrale che comprime la radice nervosa dello sciatico, per l'appunto. Il dolore inizia dalla parte bassa della colonna vertebrale, percorre posteriormente tutta la coscia, il polpaccio e termina sulla punta del piede rendendo impossibile, nei casi più gravi, sollevarne l'alluce e le dita da terra. È intrattabile, la persona che ne soffre sembra non trovare pace in nessuna posizione. Quando da supino si prova a sollevare, anche di poco, tutta la gamba, il dolore si accentua ( manovra di Lansegue ). Il paziente, in questo caso, dovrà astenersi da qualsiasi attività domestica o lavorativa, osservando il dovuto riposo, mentre il medico consiglierà la terapia farmacologica più adeguata. Tra i maggiori imputati dell’infiammazione sciatalgica ci sono gli ennesimi sforzi fisici eccessivi, seguiti ad una cattiva postura. Vorrei precisare che non esiste una sciatica che inizia dal ginocchio e scende, non esiste una sciatica che inizia dal piede e sale verso la coscia, non esiste una sciatica che dalla coscia gira intorno al ginocchio. Il decorso dello sciatico è UNO, preciso e inequivocabile; non ha " percorsi alternativi"! La Riabilitazione inizierà quando attenuato, ma non completamente scomparso, il dolore. dobbiamo ricordare che proprio “quel” minimo di dolore ci guiderà nel compiere il GIUSTO movimento, praticare una buona Rieducazione Posturale e cambiare le cattive abitudini di vita quotidiana. La "falsa" sciatica, detta anche “sindrome del piriforme”, si manifesta nella parte esterna del gluteo, prosegue posteriormente lungo la coscia e può arrivare ad interessare il piede o fermarsi al ginocchio. Può essere presente una ernia, ma molto spesso è di piccole dimensioni. La causa della compressione dello sciatico e il conseguente dolore, accompagnato spesso dal formicolio nella gamba, è dato dalla rigidità o dalla contrattura di un piccolo muscolo triangolare, il piriforme, localizzato in profondità nella natica. In questa caratteristica circostanza ci sono posizioni che attenuano il dolore; alcune persone stanno meglio se camminano, altre se stanno sedute, altre ancora hanno sollievo con l'arto alzato o piegato. Per tutti coloro affetti dalla " falsa" sciatica, mettere la colonna in scarico è di grande sollievo. In questi casi una Rieducazione Posturale precoce aiuterà a superare il dolore e ristabilirà a breve il giusto equilibrio funzionale. TUTTI si dovranno far carico di modificare le proprie abitudini quotidiane. Tutti gli sportivi torneranno a praticare la loro attività fisica dal momento che avranno anche imparato a modificare il loro gesto atletico. I pigri e i sedentari torneranno di nuovo a sorridere!
OSTEOPOROSI
L'osteoporosi è una riduzione della massa ossea, dovuta alla diminuzione del contenuto di calcio nell'osso. È fisiologica nelle persone anziane, considerando che l'osso invecchia come qualsiasi altro apparato fisico cellulare. L'osteoporosi può essere prevenuta utilizzando un’ alimentazione adeguata che non acidifichi troppo il sangue, soprattutto per lunghi periodi. Ricordiamoci che il sangue acidificato deve "tamponare" e per farlo, preleva anche calcio dalle ossa. L'osteoporosi può anche essere prevenuta con il movimento attivo continuativo: facendo attività fisica, camminando il più possibile, stando all'aria aperta o esponendoci al sole, soprattutto d'estate nelle ore consentite. Praticando anche una Ri-Educazione al Movimento potremo avere la possibilità di liberare, riattivare, ossigenare, riequilibrare l'apparato articolare e muscolare che con il passare del tempo si irrigidisce e deforma. Prodursi una frattura, anche ad ottanta anni, non significa essere osteoporotici, significa aver "colpito il punto di frattura" e questo può avvenire a qualsiasi età! L'osteoporosi è patologica quando insorge prima dell'età senile, prima dei cinquanta anni o quando produce fratture spontanee. In questi casi solo il medico saprà proporre il trattamento più adeguato alle circostanze, compresi i consigli già detti in precedenza. Possiamo inoltre affermare che, esiste anche una osteoporosi che si instaura in seguito ad una prolungata immobilità per malattia, o dopo una protratta ingessatura e che viene trattata anch’essa con la Riabilitazione e una adeguata alimentazione. Chiedeteci informazioni. Vi aiuteremo volentieri!
LA RIEDUCAZIONE POSTURALE
La fisiologia come scienza afferma che i miglioramenti funzionali di una qualsiasi parte del corpo sono sempre seguiti da un miglioramento organico della parte stessa. Nel caso di una ernia al disco, una tendinite, una borsite, una qualsiasi altra infiammazione articolare, le cattive abitudini funzionali sono Una delle cause predisponenti a determinare le suddette patologie ed altre ancora. L'acquisizione di nuove e migliori abitudini,quindi, conducono spesso ad un rapido miglioramento e alla risoluzione del problema! Un'altra causa di disfunzione articolare può essere legata a patologie viscerali: una cicatrice addominale, una infiammazione intestinale... Molte deficienze funzionali sono inoltre accompagnate da uno stato di tensione nervosa, e così il circolo vizioso: tensione- dolore / dolore-tensione. Migliorare la funzionalità e quindi modificare anche le abitudini, allevia la tensione collegata alla disfunzione, ossigena i tessuti e tutto questo si ripercuote anche sulle condizioni generali. Lavorare sulla funzionalità, trattare la GLOBALITÀ di una persona, sostenerla nel cambiare abitudini la aiuterà a ritrovare un nuovo equilibrio. Cerchiamo quindi di trattare la CAUSA non solo il SINTOMO!
VERSO IL CAMBIAMENTO
L'importanza del cambiamento in tutti gli aspetti della nostra vita, passa anche attraverso l'ascolto di noi stessi e del nostro corpo, specialmente nelle situazioni di emergenza o difficoltà. Sono molte le patologie che tratto nel mio studio, molte sono complesse, ma tutte hanno un denominatore comune; tutte le persone che manifestano una difficoltà, una patologia, un disturbo, hanno la necessità di comprendere la motivazione della problematica, la possibilità di modificarla e realizzare il nuovo stato di ben-essere. Raccontiamo la nostra storia con le parole ma anche attraverso il linguaggio del corpo. Questa lettura si sintetizza in noi mediante la postura. Nell’assumere una data postura, dunque, noi raccontiamo il nostro modo di essere e di relazionarci con l’ambiente che ci circonda, variando le nostre funzioni motorie e il nostro stato energetico. In altre parole il corpo cerca di mantenere l’omeostasi; ossia, in biologia, l’attitudine propria degli organismi viventi, siano essi cellule, individui singoli o comunità, a mantenere in stato di equilibrio le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne. È necessaria, in una condizione di sofferenza fisica, una persona esperta e professionalmente capace che ci guidi nel percorso di risanamento, nel quale si rende imprescindibile un cambiamento. In questo nuovo paradigma, sono la mente e il cuore a condurre il gioco. Non è il medico o il terapeuta o le medicine a guarirci, sono io che prendo in mano la mia vita e cambio. Cambio pensieri nei confronti della vita, cambio atteggiamenti nei confronti di me stesso e degli altri; cambio il modo di muovermi, di mangiare, modifico la mia postazione di lavoro, utilizzo un vestiario più idoneo alle mie esigenze e così via. Chiunque abbia affrontato un trauma invalidante o una patologia questo lo sa bene. Sa quanto ha dovuto mettersi in gioco per attingere il meglio di se stesso e superare le difficoltà. Una Ri-Educazione che si vanti di questo nome parte dall’ascolto dei propri bisogni, dall’amore per se stessi e dalla capacità di accettare, riequilibrare e trasformare il proprio trauma. La nostra forza di Volontà, se applicata, ci permetterà di fare la scelta giusta nel cambiamento da apportare . Nel periodo di un trauma al piede, ad un ginocchio, quando un’ernia alla colonna vertebrale ci affligge e ci limita ogni attività, dobbiamo credere in noi stessi e dirci che possiamo cambiare. Con l’aiuto di una persona competente -- il fisioterapista-- possiamo imparare un nuovo schema motorio che ci permetterà di riutilizzare quella parte e l’intero corpo in un modo nuovo, più fisiologico e funzionale. Dobbiamo ricordarci che è il cervello che organizza autonomamente, senza che ce ne rendiamo conto, movimenti e comportamenti per contrastare il dolore, spesso anche per prevenirlo! Esso percorre strade inconsce che lo portano ad elaborare atteggiamenti motori, posture, pensieri, emozioni che sono sempre il miglior comportamento in quella situazione, ma che spesso sono loro che ci creano il dolore. Sovente mi sento dire: “ Lo so che zoppico, ma non so come camminare senza dolore.” Non serve fare esercizi, il cervello metterà a disposizione solo i movimenti conosciuti attingendo solo agli schemi inconsci di protezione, caratterizzati da paura, insicurezza, spesso anche da rabbia. Per mezzo di una Ri-abilitazione mirata al singolo soggetto, è possibile conoscere e imparare a sentire che il corpo può compiere movimenti nuovi, più fluidi e funzionali. E’ necessario sapere che il nostro corpo ha una straordinaria capacità di autoguarigione e, con il giusto atteggiamento e il corretto aiuto, possiamo SEMPRE cambiare e recuperare! Possiamo cambiare, imparando a sentire la parte interessata che è in tensione. Possiamo cambiare comprendendo la differenza tra contrazione e distensione; sentire con il corpo che c’è un movimento nuovo da rielaborare e che lo posso fare. Possiamo lavorare sulla paura e sbarazzarcene, viaggiare all’interno del nostro essere ed attingere a tutte le nostre energie per sostituire un evento negativo in qualcosa di costruttivo e trasformante. Il ben-essere è dunque anche uno stato dell’animo. A lui si arriva attivando un percorso di consapevolezza che passa sul ponte del cambiamento con uno zaino colmo di Volontà, Pazienza e Fiducia in se stessi. La persona che farà tesoro di tutto questo recupererà il suo disagio e sarà profondamente trasformata. Fonti e libri consigliati Quello che ho scritto è frutto dei miei studi e della mia esperienza di fisioterapista in oltre trenta anni di lavoro. Per approfondire gli argomenti trattati, è possibile attingere dai seguenti libri: C. B. Pert, “Molecole di emozioni” J. Upledger: “Il trauma e la mente” D. Goleman: “Intelligenza Emotiva” Andrew Taylor Still: “La nascita dell’osteopatia” Alexander Lowen: “Il linguaggio del corpo” Nisand Michael: “Metodo Mezieres, rivoluzione in Fisioterapia, Storia, Teoria e Pratica dell’ideatrice della Rieducazione Posturale” Gregory Bateson: “Verso un’ecologia della Mente” Del mio amico Carlo Cannistraro consiglio “Il cammino sottile verso la libertà”.
ALLUCE VALGO
L’alluce valgo è una deformazione del primo dito del piede, che appare deviato lateralmente verso le altre dita, con contemporanea sporgenza mediale del primo osso metatarsale. Le cause che deformano l’alluce sono molteplici. Quando non dipendono dalle tonsille, dalla gotta, da una cattiva alimentazione o infezioni reumatiche, le cause vanno ricercate nel nostro passo che si modifica. E' un problema legato alla "camminata" ovvero al modo con il quale ognuno di noi cammina. Quando il muscolo che allarga il dito alluce nel passo, smette di muoversi, questi si sposta verso le altre dita e l'articolazione si deforma. Perchè si sposta? Si sposta perchè automaticamente il nostro cervello non "gradisce" una scarpa. Si sposta perchè abbiamo un calletto che ci ha fatto male ( anche per poco tempo!). Si sposta perchè ci fa male un ginocchio. Si sposta per imitazione, ovvero, camminiamo come nostra madre o nostra zia o qualsiasi altro parente si abbia deciso inconsapevolmente di imitare.... Sono tanti i motivi! Dobbiamo anche ricordare che un alluce valgo sposta l’appoggio del piede, quindi modifica non solo il passo ma anche la posizione e l’utilizzo del ginocchio e così salendo… modifica tutta la nostra Postura! La soluzione? Principalmente prevenire la deformazione totale del dito anche se non c’è dolore. Noi applichiamo tecniche di Riabilitazione dove mobilizziamo e riequilibriamo le piccole articolazioni del piede per eliminare le tensioni, quindi reimpostiamo il passo; insegniamo a muovere l’alluce e tutte le dita in sinergia con il tallone e la caviglia. Un buon consiglio è di fare anche impacchi sull’articolazione infiammata, bere tisane drenanti per il ristagno dei liquidi… Il vostro piede tornerà a sorridere! Chiedeteci consiglio!
TRATTAMENTO POSTURALE MÉZIÈRES
Trattamento posturale Mézières. di Jacky Renauld, Mézieriste, Ostéopathe Articolo pubblicato nella rivista del “Centre homéopathique de France”. Concezioni e riflessioni personali: la semplicità nelle complessità. Il corpo è una unità funzionale, vale a dire un insieme i cui elementi funzionano influenzandosi gli uni gli altri reciprocamente. Trattamento posturale Mézières di Jacky Renauld, Mézieriste, Ostéopathe Articolo pubblicato nella rivista del “Centre homéopathique de France”. Concezioni e riflessioni personali: la semplicità nelle complessità. Il corpo è una unità funzionale, vale a dire un insieme i cui elementi funzionano influenzandosi gli uni gli altri reciprocamente.?Di conseguenza ogni alterazione locale muscolo-articolare si ripercuoterà sull’insieme funzionale.?Inversamente, uno squilibrio generale del corpo si manifesterà tramite un funzionamento “falsato” delle differenti parti che lo compongono : ogni disfunzione può essere incompatibile con la “suscettibilità” dei tessuti della regione in questione.?Quando esiste un buon equilibrio in questo insieme funzionale unitario si ha l’armonia funzionale; i differenti gruppi muscolari che inducono il movimento e la postura sono di tono normale, nè troppo forti nè troppo deboli, e sono di una lunghezza appropriata, nè troppo lunghi nè troppo corti. “essere in forma” Tenendo conto della morfologia di ciascuno, l’equilibrio funzionale adeguato, armonioso e senza dolore, si manifesterà nella forma (struttura) del corpo.?In effetti, la forma del corpo non è che il riflesso della maniera in cui lo si utilizza : “una bella forma implica una buona funzione”, “la funzione modella la struttura”.?Si assiste sovente a delle retrazioni o accorciamenti dei gruppi muscolari (molto spesso i muscoli posteriori del corpo) :?• che esasperano le curve vertebrali (inarcamenti troppo marcati), ne modificano l’equilibrio (scoliosi, cifosi) provocando i dismorfismi più vari,?• che “schiacciano” le articolazioni sottomesse ad un attrito troppo rilevante, inducendo dei fenomeni infiammatori (sciatica) o di usura (artrosi),?• che limitano o falsano il gioco di alcune articolazioni, obbligando altre a rimediare a queste insufficienze : vale a dire a compensare (a volte dolorosamente).?Ecco due parole chiavi del lavoro Mézières : forma, compensazione.?Prima di continuare, vorremmo insistere su un luogo comune assolutamente falso che consiste nell’affermare che bisogna rafforzare la muscolatora della schiena.?In effetti, un minimo di osservazione permette di rendersi conto che questi famosi muscoli posteriori del corpo sono in generale troppo corti e troppo forti, apparendo il più sovente responsabili dei problemi vertebrali attribuiti alla malcapitata forza di gravità, che è accusata di molti mali.?Se l’apparato osteo-muscolare è in perfetto equilibrio, non bisogna fare nessuno sforzo contro la forza di gravità. Questa lotta perpetua della schiena contro la “gravità” è un grossolano errore. Così infliggere un lavoro muscolare ai muscoli dorsali come si fa sovente è la peggiore delle eresie e non può che rafforzare la patologia che essi già portano con sè.?Cio che più conta è la qualità e non la quantità del movimento. Su un piano più generale, rinforzare la quantità del movimento (rafforzare la muscolatura) significa aumentarne la cattiva qualità.?Miglioriamo prima di tutto la qualità del movimento, poi, e soltanto dopo, la quantità se ve ne è bisogno. Compensazioni. Una gran parte delle patologie risiede nelle compensazioni che possono obbligare certi gruppi muscolo-articolari a “forzare” o a funzionare in assi anormali o subnormali o in entrambi.?L’arte del medico, che procederà tramite posture, stiramenti, movimenti “articolanti”, prese di conscienza delle tensioni, consisterà a liberare il suo paziente dalle sue cattive compensazioni che gli sono divenute abituali : e “l’abitudine è una seconda natura !”. Se si possono modificare le compensazioni, o meglio distribuirle, il funzionamento generale del corpo migliorerà, le forze saranno meglio ripartite, alcune regioni sovraccaricate di lavoro troveranno un sollievo e non “si lamenteranno” più (il dolore ha sempre un significato). Forma, bellezza, belle linee, equilibrio. Se per una serie di posture, stiramenti, modellature, la forma (struttura) del corpo (criterio di bellezza e di equilibrio) migliora, la sua funzione migliorerà. A volte certe patologie dell’apparato locomotore resistono ad ogni analisi biomeccanica se sono inserite in un sistema muscolare fatto di compensazioni, decompensazioni, sovracompensazioni, su 20, 30 o 40 anni di reumatismi, traumatismi, cattive attitudini professionali e tensioni psichiche.Una riarmonizzazione ben condotta della forma del corpo sarà la riposta a questi quadri patologici in cui molti ci perdono la testa. Una identica causa provoca effetti differenti. Una storta della caviglia mal curata, che lascia come conseguenza, per esempio, una limitazione nell’ampiezza della flessione, dovrà compensarsi ad ogni passo :?• in alcuni soggetti al ginocchio, che dovrà tendenrsi un pò di più e forzare i legamenti generando così un dolore,?• in altri all’anca, i cui tessuti non potranno più sopportare la compensazione (dolore all’inguine),?• in altri ancora, in fondo alla colonna vertebrale (articolazione sacro-iliaca) che si troverà “sfregata” “forzata” ad ogni passo posteriore, tirando i legamenti e provocando a volte lombalgie resistenti a qualunque trattamento locale,?• un gran numero di altre compensazioni potranno farsi in zone a volte le più inattese.?Una regione dorsale e toracica può trovarsi irrigidita, e così privata della sua mobilità fisiologica, a causa di una respirazione troppo corta (generata da uno stato di ansietà o d’inquietudine permanente), per delle posizioni nel lavoro d’ufficio eccessivamente fisse, per un vecchio trauma nella schiena, per un certo “comportamento” rigido, per una artrosi che inchioda un poco alla volta la regione dorsale.?Così ogni volta che occorrerà guardare indietro, fare una manovra di parcheggio tra due macchine, prendere un foglio dietro di sè in ufficio, ecc…, la quantità di movimenti necessari dovrà essere effettuata in gran parte dalla colonna cervicale, dalla regione lombare, dalle spalle, e molto poco dalla colonna dorsale poichè quasi bloccata.?Se l’organizzazione compensatrice si ripartisce male, le cervicali dell’uno si troveranno sovraccaricate di lavoro e molto rapidamente doloranti (cervicalgie, torticolli), le lombari dell’altro dovranno operare in un lavoro per il quale non hanno una vocazione primaria e potranno “bloccarsi” in occasione di un cosiddetto “falso movimento”, le spalle di un altro ancora dovranno “forzare” e, a seconda della loro suscettibilità, potranno generare dei fenomeni infiammatori cronici (peri-artrite, tendinite). Il filo di Arianna. L’analisi precedente non è sempre possibile. Un certo numero di casi presenta un tale imbroglio di compensazioni antalgiche, di decompensazioni successive a traumi o sovracompensazioni per tensioni psichiche che una analisi anche fine è molto difficile. Si ha davanti un quadro di dolore, distribuiti in differenti zone di tutto l’apparato lomotore, che a priori non hanno alcun rapporto tra loro ma che sono tuttavia legati da un filo di Arianna.?Come l’omeopata, che non si proccupa particolarmente dei sintomi ma che cerca attraverso il “profilo” del suo paziente il o i rimedi di fondo, noi cercheremo di normalizzare, di riequilibrare, di riamonizzare l’intera struttura, senza soffermarci troppo sui dolori locali fissi o “girovaganti”, che non sono in realtà che degli epifenomeni.?Ciò di cui siamo sicuri è che un legame collega tutti questi conflitti dolorosi e che essi non sono che la manifestazione di un fenomeno più generale di una struttura in disequilibrio.?Ecco ora qualche caso che permetterà forse di chiarire questo discorso che non è di facile?comprensione. signore X anni 30 – ?Dolore all’anca sinistra da un anno con una diagnosi di peri-artrite dell’anca non risoltasi con un trattamento reumatologico classico. Dopo un minuzioso esame generale del paziente, ci si accorge che la caviglia sinistra presenta una limitazione di ampiezza (non dolorosa) nella rotazione esterna : conseguenza di una brutta storta contratta parecchi anni prima e apparentemente guarita. In qualche seduta la normalizzazione della caviglia libera i tessuti molli dell’anca, che non ne poteva più di compensare da sola la mancanza di mobilità della caviglia, portando una cessazione del dolore. signorina Y anni 60 – ?Da tre anni, soffre di un dolore preciso sul fondo della schiena a sinistra (sacro-iliaco sinistro) che si irradia sui glutei, resistente ad ogni trattamento medicamentoso o chiro-pratico di qualunque tipo.?Dalla radiografia : grossi danni artrosici (schiacciamento, becchi di pappagallo). Un esame completo permette di evidenziare una considerovole retrazione della spalla sinistra conseguente ad un intervento al seno, che limita seriamente i movimente di innalzamento e di divaricazione del braccio. Sin dai primi trattamenti, il guadagno di ampiezza acquisito dalla spalla dà sollievo alla regione lombare basse sovraccarica di lavoro e porta ad una regressione netta ed indiscutibile del dolore. signora z musicista di professione 30 anni? – Soffre di emicranie sempre più intense e ravvicinate, accompagnate da ultimo da vertigini.?Tutti i trattamenti diretti puntualmente sulla colonna cervicale sono falliti.?Il nostro lavoro, basato su un approccio globale del corpo, si concentra sui membri inferiori?e sui piedi : ciò permette un migliore “impianto” al suolo, una migliore distensione della muscolatura sottostante, assicurando così una posizione più idonea della colonna cervicale e dei membri superiori per la tenuta del flauto traverso. Le emicranie si sono molto diradate, hanno perduto la loro intensità e sono più facilmente stroncate fin dai primi sintomi. signora A donna d’affari molto occupata 45 anni? – cervicalgie da 10 anni con cefalee a casco, conseguenze di un incidente di auto (frattura femore sinistro con notevole accorciamento, ablazione della milza, perforazione della pleura),?• lombalgia da 5 anni con blocchi acuti sempre più frequenti,?• impossibilità a prolungare le posizioni di seduto e in piedi,?• muscolatura molto tesa a causa di una vità troppo intensa e di uno stress quasi permanente,?• rilevante inarcamento lombare.?Dopo aver fatto togliere i plantari che non avevano affatto giovato (i plantari due volte su tre sono inutili e a volte nefasti), un lavoro di rilassamento generale e di distensione dei muscoli ritratti permette al corpo di ritrovare una buona postura di adattamento e così di meglio distribuire le forze necessarie al suo armonioso funzionamento. signora B 51 anni?Soffre di mal di testa dall’età di 30 anni (almeno una volta la settimana), soffre ai piedi dall’età di 28 anni, dopo radioterapia su delle verruche, non esce di casa se non per fare la spesa, porta dei plantari che non le danno sollievo e che fanno parte di lei stessa.?La relazione appare evidente solo perchè il dossier è presentato in questa maniera, ma questa paziente si faceva visitare alternativamente da specialisti della testa e da specialisti dei piedi che “vi si rompevano il capo” e le “rompevano…i piedi”. Dopo averla convinta ad abbandonare i suoi plantari che non le davano sollievo, e dopo un lavoro globale di tre mesi consistente tra l’altro nella distensione e nella riequilibrazione degli appoggi al suolo, senza insistere specificamente sulla colonna cervicale, i poveri piedi si ritrovarono liberati dalle loro tensioni trasmesse alle cervicali, comportando così una cessazione delle cefalee. signore C 50 anni presidente-direttore?generale sovraccarico di lavoro (è arrivato a tale incarico con le sue sole forze) Soffre di lombalgie croniche diffuse a predominanza bassa (lombo-sacrale-sacro-iliaco) con una tendenza quasi permanente alla lombaggine acuta. Non può conservare la posizione di seduto : importante quando si è P-D G. Non può fare il suo footing : importante quando si è P-D G.?Dall’esame :?• rilevanti contrazioni nella regione alta del corpo (nuca, spalle e mani) appena dolorose,?• una schiena larga ipersolida, del cemento (indolore),?• delle anche rigide (indolori).?Dalla radiografia :?• artrosi lombare avanzata (con schiacciamento discale). Sei mesi di lavoro sulle regioni precitate, senza intervenire sulle lombari iperalgiche e intoccabili hanno rimesso le cose a posto. signora D coxartrosi sinistra operata 58 anni?Operazione riuscita : claudicazione rilevante, soffre ai piedi, respirazione bloccata, spalle fissate, nuca dolorosa, anca destra dolorosa,…?Sei mesi di trattamento portano un miglioramento generale (cammina meglio, zoppia nettamente diminuita). Brontola sempre perchè non mi occupo della sua anca sinistra. Si constata così che molto spesso il dolore appare in zone di compensazione e che il vero male resta nascosto nell’ombra, senza manifestarsi.?”il male non è mai là dove si manifesta”, dixit Mézières.?Risulta così evidente la ingenuità e la stupidità di una terapia che si rivolge unicamente ai sintomi nel quadro di una patologia cronica. Ed anche nei casi acuti, la vera causa delle vostre lombaggini o torcicolli si trova in parti diverse dalle lombari e cervicali.?è nostro compito trovarle ! Non vogliamo lasciar credere che la terapia “Mézières” sia la panacea universale (essa ha i suoi limiti e le sue controindicazioni), ma solamente vogliamo sensibilizzare il pubblico ad un approccio di “buon senso”.?Se certe volte i trattamenti puntuali e locali sono necessari o sufficienti, generalizzarli appare di una efficacità ingannevole o nefasta a lungo termine.?In una parola, tagliare le persone “a fettine” non è sempre augurabile. Occore sapere che non è sufficiente mettere uno spessore sotto un piede (come ad un comune armadio) per risolvere un problema statico.?Occore sapere che non è sufficiente prescrivere un busto (che tuttavia in rari casi è necessario) per risolvere un problema lombare, o meglio ancora consigliare a un persona affetta da lombalgia di cambiare mestiere.?Il nostro approccio non consiste nel trattare “cervicalgie” ma nel curare un paziente colpito da un dolore alla regione cervicale, dunque a cercare di prendere in considerazione tutti i parametri e di comprendere se non spiegare “come” un “tutto” si manifesta dolorosamente nella regione cervicale. Conclusione. La nostra pratica allargata del metodo Mézières propone, attraverso una serie di posture, stiramenti, modellature e movimenti articolanti adattati ad ogni paziente, accompagnati eventualmente da un lavoro “sensitivo” (presa di coscienza delle contratture muscolari, delle differenti posizioni nello spazio, dei differenti funzionamenti falsati in certe regioni, ecc…), una utilizzazione più razionale del proprio corpo, più equilibrata o meglio adattata.?Questo approccio, che richiede un senso acuto dell’osservazione e della palpazione per scoprire le cattive compensazioni, rappresenta un vero a proprio “lavoro su misura”, esige un grande ascolto, una assoluta disponibilità per ciò che proviene dal paziente, con il quale siamo davvero “allacciati”,… dei segnali che non sono sempre immediatamente oggettivabili.
QUEL CORPO COSÌ ESTRANEO CHE È PROPRIO IL...
QUEL CORPO COSì ESTRANEO CHE E’ PROPRIO IL MIO Cosa e’ successo tra noi e il nostro corpo da farci diventare così estranei? Non pensiamo che a Lui, non ci preoccupiamo che di lui, non vediamo altro che Lui. Eppure non riusciamo più a sentirlo, ad ascoltare i suoi messaggi, le sue necessità, i suoi bisogni. Noi ci ricordiamo di lui solo quando manda segnali di DOLORE Solo il DOLORE ci riporta alla presenza dell’IO. Quando un dolore o un disagio raggiunge la soglia necessaria a destare la nostra attenzione, l’IO diventa consapevole del suo involucro: il CORPO. Ma il nostro corpo non è composto solo della parte fisica densa, in esso vivono le nostre emozioni, i nostri desideri e i nostri pensieri. Ecco allora che ci affidiamo ad un esercito di specialisti: il dietologo, il naturopata, l’allergologo, lo psicologo, il personal trainer, il chirurgo estetico, l’estetista, il FISIOTERAPISTA…… che fanno da interprete tra noi e LUI. Così, andiamo dal medico ed è da lui, che senza troppo tergiversare, esigiamo la soluzione ai nostri problemi! Il “poveretto”, sicuro della sua laurea appesa alla parete, ci darà tutte le pastiglie “necessarie” e ci consiglierà tutte le analisi di cui pensa abbiamo necessità… E NOI seguiremo le sue prescrizioni ( a volte si, a volte no, dipende…). Poi, rimarremo o delusi se la cura non funzionerà o grideremo al miracolo se questa avrà successo. Ma noi che ruolo abbiamo realmente avuto in questa “possibile”risoluzione? Qual’é stato il nostro impegno a parte quello di portare con la mano una piccola pastiglia in bocca? NULLA! Abbiamo mai provato a chiederci il vero motivo per cui la nostra schiena si blocca o perché ci è venuta l’influenza, il mal di stomaco, etc., etc.? Sempre chiedo ai miei pazienti se è accaduto o hanno fatto qualcosa di particolare nella loro vita prima che fosse apparso il dolore. La maggior parte di loro risponde: “No, non ho fatto nulla, le solite cose…”. Poi chiedo:” Sei sicuro che non è accaduto o hai fatto nulla di diverso dal solito?” Perché ai miei pazienti rivolgo sempre queste domande? Vi faccio un esempio, il primo. Qualche giorno fa è venuta una signora con il colpo della strega. In passato aveva già fatto un trattamento con me per delle ernie cervicali . Le chiedo come mai le è venuto questo nuovo dolore. Sono certa che se avesse integrato nel suo schema mentale ciò che io le avevo insegnato avrebbe risposto subito al mio solito quesito, invece mi ha risposto: “Non ho fatto niente…le solite cose!“. Inizio il trattamento di Rieducazione e scopro così che come di solito, accudiva la madre allettata; purtroppo nel farlo, il giorno prima che le comparisse il dolore, mentre le prestava assistenza rigirandola nel letto, faticosamente, per un attimo ha avuto timore che l’anziana potesse cadere e, così, con una manovra brusca l’ha trattenuta…! E così, mi conferma: “Ho avuto un tale spavento! Con tutte le mie forze l’ho risistemata nel letto”. Dunque, quanto le è accaduto non è “la solita cosa”! Il gesto è stato inusuale, improvviso e faticoso, ma è stata la paura a scatenarle il dolore: un’emozione forte e profonda. Secondo esempio. Una ragazza sui trenta anni viene con un terribile dolore al braccio destro, veramente terribile. E il braccio sembra anche gonfio. Le chiedo le solite cose e lei mi dice che fa solo la segretaria e non si occupa della casa perché vive ancora in famiglia. Nessuna attività sportiva. Nulla.. Cominciamo il trattamento di Rieducazione e scopro che il suo braccio sembra quello di uno scaricatore di porto: duro e dal polso rigido. Mi sembra davvero troppo per una splendida signorina con i tacchi a spillo! Indago e scopro che quello è un periodo particolare, perché c’è la crisi e la sua azienda sta valutando chi tenere e chi licenziare. Lei sta facendo di tutto per accontentare il datore e quindi lavora al computer alacremente. Beh, direte voi, non sembra così faticoso fisicamente il computer……no, a meno che non trattiate il mouse come un leone feroce!!!! Si la delicata signorina, quando ha focalizzato l’azione ( su mia indicazione ) si è resa conto che maneggiava il mouse come se pesasse 10 kg e fosse anche imbizzarito! Povero braccio! Non vedeva l’ora che qualcuno lo liberasse da quella morsa di contrattura! (Non sottolineo, poi, il fatto che qualcuno la voleva operare al tunnel carpale!….. E qualcun altro ad una piccola ernia cervicale! ). Anche qui, il lavoro eccessivo ma soprattutto la grande tensione emotiva e lo sforzo di mantenere il controllo su tutto ciò che non le era gradito, faceva si che lei scaricasse sul mouse il suo disagio! Terzo esempio. Sicuramente eclatante ed esagerato……ma questo è quello che succede, ed anche il male che noi facciamo a NOI stessi. Arriva al mio studio un signore sui cinquanta anni con un tremendo dolore alle mani e alle spalle. L’atteggiamento del suo corpo è piegato in avanti e così anche gli avambracci, le mani sono chiuse come se afferrassero qualcosa; sembrava tutto uno spasmo. Le sue mani prima e, lui dopo, mi raccontano che si occupa della terra, è un agricoltore-allevatore. Chiedo cosa gli è successo e da quanto tempo sta così e lui mi risponde : “ E’ quasi un mese che ho questo dolore, va e viene, ma ora sono tre giorni che è peggiorato e non posso più muovere nulla. Faccio le solite cose di sempre! Sa, con la campagna! “ Comincio il mio trattamento di Rieducazione e dopo una ora le braccia e le mani sembrano aprirsi come se fossero di burro! Non ne potevano più di quella posizione! Dopo quattro sedute era tornato come nuovo ma non si ricordava come era arrivato a quel punto….Alla quinta seduta, torna come se non avessimo effettuato nessun trattamento; come se fosse la prima volta che veniva!! “questa volta deve dirmi per forza cosa ha fatto! “ e lui “ niente, dovevo finire di sistemare la palizzata delle pecore, e la sera, quando ho finito, non sono riuscito più a muovermi”. Mi faccio spiegare come, e con che cosa lui possa eseguire questo lavoro, e scopro che per piantare i paletti della recinzione, usava, al posto della mazza, le MANI!!!!! Si, avete capito bene; il recinto, metri e metri di rete, fermato ogni tanto da un paletto piantato con le mani!!!! Il corpo come un attrezzo!!! Ma perché ci facciamo così male? Questo ultimo episodio sembrerebbe veramente una esagerazione, ma guardate che noi facciamo lo stesso! Quando? Quando per esempio vogliamo vedere la casa pulita e in ordine e per ottenerla puliamo sul pulito anche quando siamo stanchi! Ma davvero si devono lucidare i vetri una volta a settimana?; davvero si deve spolverare o lavare in terra almeno una volta al giorno? Davvero se sono stanca morta “non posso andare a dormire se non ho lavato i piatti” ? davvero se ho settanta anni e una famiglia numerosa da accudire, dal momento che mi alzo alle sei per cominciare l’opera, non mi posso riposare due ore il pomeriggio e nonostante la terapia questo dolore alla schiena non mi passa????” Perché se siamo tanti in famiglia solo io devo tenere in ordine ed occuparmi della casa? Gli altri lavorano e studiano? E allora? Un tempo vivevamo in armonia con i ritmi della natura:giocavamo all’aperto, correvamo per prati, ci arrampicavamo sugli alberi, di giorno vivevamo la nostra vita la sera dopo Carosello andavamo a dormire.. Il latte per colazione non dava intolleranze a nessuno, ed era buono il pane e prosciutto alla ricreazione della scuola. Sulle scale della nonna cantavamo e per la strada giocavamo a campana…..E’ vero la vita era più corta (!! Ne siamo proprio certi? Perché a guardare come e chi colpisce il cancro, non mi pare ci sia molta differenza!) ma solo perché non avevamo farmaci a disposizione e di molte malattie non si conoscevano cure . Mia nonna, ricordo, era molto più vecchia di qualsiasi donna di oggi della sua età! Lei non si curava il viso, non andava dalla parrucchiera, ma non l’ho mai vista in disordine. Oggi la maggior parte di noi ha bei vestiti, borse firmate, case confortevoli, vacanze programmate, ma………ci manca qualcosa…… Vi siete mai chiesti che cosa ci manca? Ci manchiamo NOI. Si è vero, viviamo un momento della nostra realtà davvero difficile. Persone che perdono il lavoro, ragazzi che non lo trovano, malattie che mietono senza guardare in faccia nessuno…….. Ma per favore, torniamo ogni tanto CON NOI!. Con affetto, a tutte le persone che chiedono il mio aiuto, Maria Grazia
COS’È LA POSTURA?
Cosa è la postura… Da oltre trenta anni tratto persone che hanno vari problemi fisici e gravi menomazioni o presentano malattie invalidanti; cerco di aiutarle riappropriarsi del proprio corpo e della propria POSTURA. Che cos’è la postura? La postura è data dalla struttura ( ossa, articolazioni, viscere..)e dalla funzione di questi apparati tra di loro. STRUTTURA FUNZIONE E’ ciò che caratterizza una persona e lo rende unico tra gli individui. E’ ciò che ci fa riconoscere una persona da lontano per il suo modo di stare in piedi, di camminare e gesticolare. La postura siamo NOI: il nostro corpo esteriore fatto di ossa, muscoli, apparati PIU’ il nostro mondo interiore fatto di desideri, emozioni, pensieri che ci relazionano con il mondo esterno. Ma come fa il corpo a percepire il mondo esterno? Attraverso gli organi di senso: tatto, udito, gusto, olfatto, vista. Questo significa che il nostro cervello è perennemente in contatto con i nostri sensi. L’informazione arriva attraverso il sensore occhio…..il sensore orecchio….; il sensore trasferisce e traduce tutte le informazioni che a questo punto sono diventate elettriche, quindi energetiche, al centro della memoria nel cervello e da qui in poi si innesca la risposta del corpo: molto è inconsapevole o inconscia, rare altre volte consapevole o conscia. Funzioniamo così, sempre. I nostri sensi sono sempre attivi e così noi siamo sempre in contatto con l’ambiente. Questo meccanismo antico ci serviva un tempo per difendere la nostra vita da animali feroci o dai nemici e salvaguardare la nostra specie. E’ un processo che, con l’evoluzione, si e’ affinato con noi. I nostri desideri e le nostre emozioni ci guidano in un territorio dove l’uso del pensiero inconsciamente ne amplifica la potenza, ma l’imput e’ sempre lo stesso:sapere se noi siamo in pericolo o no. Secondo la percezione avrò un comportamento. Se c’è pericolo avrò una emozione di paura e quindi un comportamento di protezione, se non c’è pericolo avrò una emozione di amore e quindi adotterò un comportamento di crescita. AMBIENTE PERCEZIONE SENSI EMOZIONE COMPORTAMENTO. La nostra postura è quindi la somma dei quattro precedenti più un’altra cosa che si trova tra l’ambiente e la percezione e si chiama CREDENZA. Questo viene studiato da una nuova scienza che si chiama Epigenetica e che in parole povere ci dice che POCO è genetico, MOLTO è determinato dall’ambiente e da come noi lo percepiamoanche attraverso le nostre CREDENZE; personali o familiari ( e per familiari intendo anche della nazione, del posto in cui vivo, della religione etc.) Tutto questo per dire che se siamo in armonia con l’ambiente siamo anche fiduciosi, costruttivi e rilassati; se siamo in conflitto con l’ambiente ci sentiremo diffidenti, insicuri e tesi. Tutto il nostro corpo dimostrerà il disagio di vivere. Avremo allora contratture, dolori di varia intensità, mal di stomaco, crampi addominali…
RI-EDUCAZIONE AL MOVIMENTO
Lavoro di gruppo: un percorso di conoscenza e consapevolezza per coloro che hanno necessità di imparare a muoversi correttamente lavorando sulla postura per eliminare dolori, recuperare energia, divenire capaci di rilassarsi e attuare tante altre pratiche per ritrovare salute e benessere. Consigliato a tutti coloro che soffrono di patologie della colonna vertebrale e muscoloscheletriche, con gravi disfunzioni posturali come ernie discali, scoliosi ed esiti di artoprotesi. Possono partecipare persone con patologie neurologiche come il Parkinson o con esiti di ictus cerebrali. Le tecniche, frutto di anni di studio ed esperienza, vengono da me utilizzate e suggerite anche per coloro che lavorano molto seduti e al computer, per chi si sente troppo rigido e contratto, per le persone tese ed insonni. L'attività che propongo si svolge attraverso l’ascolto del corpo, la consapevolezza del movimento, del rilassamento e il respiro. Una sessione molto importante è dedicata infatti alla “scoperta” del respiro! L’armonizzazione tra respiro e movimento raggiunge lo scopo di sciogliere blocchi e tensioni muscolari, specialmente al livello delle spalle e del collo. Il lavoro del corpo sarà inoltre integrato alla pratica di Educazione Visiva secondo il metodo dell’oculista americano dr. W.H. Bates. La RiEducazione al Movimento fa parte di un programma di Riabilitazione e Ri-Educazione che va da ottobre a maggio. Esso si effettua una volta alla settimana e ha la durata di un'ora e mezza a seduta. Possono partecipare uomini e donne dai 18 ai 100 anni! Abilità richieste: possibilità, anche con un piccolo aiuto da parte della Fisioterapista, di potersi sdraiare ed alzare autonomamente. MATTINO: 1 gruppo Martedì dalle ore 9,00 alle 10,30 2 gruppo Mercoledì dalle ore 9,00 alle 10,30 3 gruppo Giovedì dalle ore 9,00 alle 10,30 POMERIGGIO: 1 gruppo Martedi dalle ore 18,00 alle 19,30 2 gruppo Giovedi dalle ore 18,00 alle 19,30 Telefonare presso lo Studio di Fisioterapia 0744/743353 oppure al 328.2775741. Vi aspettiamo!